Europa e commercio internazionale

 

Un cambio di passo per il futuro del Mediterraneo

“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, grazie al collega Rinaldi per una relazione ampia, politicamente condivisibile, ricca di motivazioni ideali e di proposte concrete che sicuramente saranno guardate dai popoli che si affacciano sul Mare Nostrum con rinnovata speranza dopo i rivolgimenti che li hanno caratterizzati.

È necessario cambiare passo, riprendere lo spirito che animò la dichiarazione di Barcellona per superare la frammentazione che caratterizza il sistema di relazioni commerciali tra l’Unione europea e i paesi mediterranei. Solo una visione miope del ruolo strategico dell’Unione europea può ritenere che una politica di maggiore integrazione coi paesi della sponda sud del Mediterraneo contraddica la vocazione occidentale dell’Unione europea.

Il commercio, disciplinato in un equilibrato nuovo accordo di libero scambio, potrebbe rappresentare anche uno strumento di stabilità in un’area attraversata da fermenti che non hanno ancora trovato un compiuto approdo democratico, che passa anche per la riduzione delle disuguaglianze, il rafforzamento del tessuto produttivo, una migliore tutela dei diritti civili e sociali, l’impegno per evitare derive verso il fondamentalismo islamico.

Certo, non dipende solo da noi, non solo dall’Unione europea. Dipende anche dalle grosse difficoltà di cooperazione e integrazione tra i paesi della sponda sud. Ma se il Mediterraneo, per dirla con le parole di un grande scrittore, torna ad essere un progetto e non solo uno stato di cose, insieme possiamo superare gli attuali ostacoli politici ed economici che hanno allontanato nel tempo un buon accordo.

Occorre un’iniziativa dell’Unione europea verso il conflitto israelo-palestinese, approfondire con tutti i paesi il dialogo normativo per eliminare le troppe barriere tariffarie e non, aprire i loro mercati all’insegna della reciprocità, il che implica che una più consistente dose di aiuti debba essere legata a un maggior impegno dei nostri interlocutori.

In conclusione, non posso che ribadire il mio apprezzamento per questa relazione confidando che la commissione esecutiva la assuma come un obiettivo prioritario della propria agenda politica e amministrativa”.

Intervento in aula di Gianluca Susta in occasione del dibattito su una “Strategia commerciale e di investimento dell’UE nella sponda meridionale del Mediterraneo in seguito alle rivoluzioni della primavera araba”. Bruxelles 9 maggio 2012

Né l’uno né l’altro. di Gabriele Molinari

Né Sarkozy né Hollande: rassegnamoci, nessuno dei due candidati all’Eliseo ha in animo di bilanciare la prospettiva nazionale con quella comunitaria, e quindi traguardare una dimensione compiutamente politica ed efficacemente operativa dell’Europa; e pertanto nessuno dei due inciderà su quello che – non da oggi – è o dovrebbe essere, vista l’inerzia diffusa, l’aspetto centrale di ogni elezione in Eurozona.

Leggi il resto… »

Lo Stato che resiste mentre il Paese affonda

(TRATTO DAL SITO DI ITALIA FUTURA, 23 APRILE 2012)

Rispetto all’ultimo aggiornamento del 2011, risalente allo scorso mese di dicembre, il Documento Economico Finanziario 2012, approvato dopo qualche rinvio dal Governo, porta due elementi di novità, uno positivo ed uno negativo.

Quello positivo è la significativa riduzione della stima della spesa per interessi passivi: tra i 9,9 e i 12,8 miliardi di euro in meno per ciascuno degli anni tra il 2012 e il 2014.

Leggi il resto… »

Elezioni in Francia: la vera posta in gioco

Sinceramente non capisco come i sinceri democratici possano essere entusiasti del voto francese.

Il vento di estrema destra spira sulla  Francia, dalla investe l’Olanda e segue quanto già avvenuto in Cechia, Ungheria e nel nord Europa.

Qua, a sinistra, invece, ci si limita a gioire per il probabile successo di Hollande al ballottaggio, senza considerare che la destra è al 50% e la sinistra a poco più del 40%; che se la sinistra vincerà sarà perché la destra é divisa e non perché é maggioritaria nel Paese; che alle legislative di giugno per il rinnovo del Parlamento è molto probabile che ci sia un ricompattamento che costringerà la presidenza francese ad una “coabitazione” che non aiuterà né la Francia né l’Europa.

Intendiamoci, se fossi francese, al ballottaggio non avrei dubbi: come già dissi ai miei colleghi socialisti dopo il successo di Hollande alle primarie contro la Aubry (che non avrei votato in ogni caso, né prima né dopo), al ballottaggio lo voterei.

Leggi il resto… »

Al via la dichiarazione scritta su commercio sostenibile e tutela consumatori

“Bisogna difendere il sistema produttivo europeo e in particolare quello italiano dal fenomeno della contraffazione”. Lo affermano gli eurodeputati del Gruppo S&D Gianluca Susta, tra i promotori, e Debora Serracchiani, che dichiara il suo sostegno alla dichiarazione scritta presentata all’Europarlamento sul ‘Il commercio internazionale quale strumento per lo sviluppo economico sostenibile e per la tutela dei consumatori’ che, se sottoscritta entro tre mesi dalla maggioranza degli eurodeputati, diventerà automaticamente Risoluzione del Parlamento europeo.

Ricordando che, in base al dettato della dichiarazione, “si ritiene imprescindibile il rispetto del principio di reciprocità sostanziale nei rapporti tra Stati e imprese, finalizzato a una maggiore tutela dell’interesse comunitario, e si considera fondamentale che l’UE utilizzi con tempismo ed efficacia gli strumenti di difesa commerciale in suo possesso”, gli europarlamentari osservano che “una parte della produzione mondiale viene realizzata non rispettando le norme minime di protezione sociale e ambientale, creando così una distorsione delle regole del commercio internazionale, e che l’approccio di alcuni sistemi nazionali ostacola, di fatto, la libera concorrenza del commercio internazionale”.

La dichiarazione, i cui altri promotori sono Enrique Guerrero Salom, vicepresidente del Gruppo S&D, Joseph Daul, presidente del Gruppo PPE e gli italiani Cristiana Muscardini e Niccolò Rinaldi, pone l’accento sulla “necessità, per l’Unione europea, di dotarsi di regole più efficaci per il Commercio Internazionale fra UE e paesi terzi, attraverso appropriate politiche industriali e sociali, condivisi strumenti di sostegno del commercio leale, misure a garanzia dei diritti dei lavoratori e dei consumatori e interventi a difesa della natura e dell’ambiente”.

Francia: punto di svolta per processo di integrazione europea

(AGENPARL) – Strasburgo, 19 apr – “Le prossime elezioni francesi rappresentano una possibile svolta anche per il processo di integrazione europea. E’ per questo che chiediamo ai 300mila italiani che risiedono in Francia e ai tre milioni di francesi di origine italiana di sostenere, alle elezioni presidenziali di domenica prossima, la candidatura a Presidente della Repubblica francese di Francois Bayrou, leader del Mouvement democrate (Modem), e rede della più autentica tradizione democratica, riformatrice ed europeista che fu di padri fondatori come Robert Shuman e Jean Monnet.”. Lo hanno detto, in una nota congiunta, Niccolò Rinaldi, eurodeputato e capodelegazione di Italia dei Valori al Parlamento Europeo, e Gianluca Susta (Indipendente, S&D).

“Siamo certi – continuano Rinaldi e Susta – che il risultato che Francois Bayrou otterrà al primo turno sarà comunque determinante per condizionare la politica francese e per orientare il suo grande Paese in direzione di una maggiore integrazione dei 27 Stati membri, presupposto indispensabile per adeguate e omogenee politiche di bilancio, di crescita e di sviluppo per l’eurozona e per l’intera Unione Europea”.

“Lo scontro tra il presidente uscente, Nicolas Sarkozy, e il candidato socialista, Francois Hollande, non prefigura una radicale inversione del profilo intergovernativo e neonazionalista assunto dalla Francia negli ultimi 15 anni, che alligna in buona parte tanto della destra quanto della sinistra francese e che già ha impedito la ratifica del Trattato per una nuova Costituzione europea. Limitarsi a invocare, come fa il candidato socialista, una mera ricontrattazione delle politiche rigoriste volute dall’asse conservatore Sarkozy-Merkel, senza prefigurare un rafforzamento delle Istituzioni comunitarie e, quindi, una maggiore integrazione politica dell’Ue (che è il vero male che affligge l’Europa e, di conseguenza, il suo complessivo assetto economico e sociale) significa non cogliere la vera sfida a cui è chiamato il vecchio continente”.

Piu’ Europa per piu’ democrazia, piu’ crescita e piu’ sviluppo

La proposta del Vicecancelliere tedesco, il liberaldemocratico Westervelle, di eleggere direttamente il Presidente della Commissione  Europea (che fu già uno dei cavalli di battaglia di alcuni di noi al termine della scorsa legislatura) riapre il tema del rafforzamento del processo di integrazione europea.

In questo passaggio cruciale della storia, in cui il mondo globalizzato richiede che i grandi temi della governance mondiale (non solo economica, ma ambientale, della sicurezza, del commercio, delle comunicazioni, della moneta) siano affrontati da soggetti in grado di interloquire sia in termini “quantitativi” sia “qualitativi”, il bisogno di “più Europa” diventa un’impellente necessità.

Sarebbe ingiusto non cogliere quanto fatto in questi anni in termini di “riforme strutturali” (si direbbe da noi…..) nell’UE. La crisi ha trascinato con sé un nuovo, più democratico Trattato, rafforzando il potere legislativo del Parlamento; dal “six pack”,  al fondo “salvaStati” si sono introdotte nella legislazione comunitaria regole e strumenti di governo dei bilanci e dei mercati finanziari assolutamente inconcepibili solo 5/6 anni fa. E’ caduto persino il mito di una BCE “solo” guardiana della stabilità dei prezzi, con iniezioni dirette ed indirette di liquidità nel sistema per circa 1500 mld di euro, tra prestiti all’1% alle banche ed acquisti di titoli del debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Ancora pochi anni fa, un così incisivo “commissariamento” degli Stati nazionali, sancito dal “fiscal compact”, il nuovo Trattato intergovernativo, per quanto criticato e criticabile, avrebbe sollevato, non solo tra euroscettici ed antieuropeisti, grida manzoniane in difesa della “sovranità nazionale”.

Ma nella realtà dei fatti e nell’immaginario collettivo tutto ciò non è ancora sufficiente.

Occorre aumentare la pressione per una maggiore integrazione politica europea che, a mio avviso è la vera priorità delle Autorità continentali.

Non ci potranno essere adeguati strumenti di disciplina e controllo dei mercati finanziari, di entrate proprie, di politiche di bilancio consolidate e di rafforzamento ulteriore degli strumenti a difesa della moneta, di governo del debito pubblico, ivi compresa la possibilità di emettere titoli europei per finanziare gli investimenti, di riscrittura delle tutele del lavoro e di disciplina dell’immigrazione, di protezione dei confini dell’Unione se non acceleriamo verso quella prospettiva federale che i “padri fondatori” avevano immaginato.

A chi crede che la “questione sociale” possa trovare soluzione solo nella “rinazionalizzazione” delle politiche, magari motivandole, come sta facendo Hollande, con la necessità di ridurre l’egemonia tedesca, va risposto che il neonazionalismo, di “destra” o di “sinistra” che sia (e che si annida anche in una fetta importante della tradizione socialista francese e non solo), è il vero nemico, oltre che della democrazia, anche di efficaci politiche per la crescita perché ostacola le possibilità espansive del mercato interno, ancora così carico di barriere da rimuovere.

Maggiore integrazione politica e rafforzamento dell’economia sociale di mercato (che sono cosa ben diversa, in questo secolo caratterizzato da un elevato debito pubblico, dal “modello socialdemocratico”, statalista e basato sul “deficit spending”) sono obiettivi, che – come Europei – dobbiamo perseguire, se non vogliamo scomparire tra le grandi “regioni” del mondo e che dobbiamo mettere al centro del dibattito in vista delle prossime elezioni, nazionali ed europee…

Gianluca Susta

©Gianluca Susta | RSS | admin
Design Code - powered by WordPress
Project: Franca Lizza - photo credits: ©Roberto Marchisotti