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INTERVISTA SUI TRIPPS

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INTERVISTA A STRASBURGO

NEL 2008 IL PROGRAMMA EUROPEO SULLA SALUTE

 Nel 2008 il programma europeo sulla salute

Il Parlamento europeo ha approvato il compromesso raggiunto col Consiglio riguardo al secondo programma d’azione comunitaria in materia di salute. Nel corso dei negoziati i deputati hanno accettato la dotazione finanziaria proposta dal Consiglio per consentire l’avvio del programma il 1° gennaio 2008.
Inizialmente il programma era previsto per il periodo 2007-2013. In prima lettura, il Parlamento proponeva una dotazione finanziaria di 1,5 miliardi ma, tenuto conto delle prospettive finanziarie adottate nel 2005, l’aveva poi ridotta a 365,6 milioni di euro. Nel quadro del compromesso raggiunto con il Consiglio, il Parlamento europeo ha accettato quest’ultimo importo. Tuttavia, visto che il programma sarà avviato il 1° gennaio 2008 e che parte della dotazione è già stata utilizzata quest’anno nel quadro del primo programma, la dotazione finale sarà ridotta di conseguenza (321,5 milioni di euro). D’altro canto, le due istituzioni hanno anche siglato una dichiarazione con la quale si impegnano, ogni anno, a trovare dei mezzi finanziari supplementari.
A prescindere dalla questione finanziaria, il testo include diverse richieste avanzate dai deputati. Così, tra gli obiettivi del programma, sono inclusi la riduzione delle disparità sanitarie e la cooperazione transfrontaliera in materia di trattamento e mobilità dei pazienti. Su proposta dei deputati, inoltre, il testo fa riferimento alla medicina complementare e alternativa e alla prevenzione, la diagnosi e la sorveglianza delle grandi malattie, incluso il cancro.L’azione europea in materia di salute
Il sistema sanitario resta di competenza degli Stati membri ma, in alcuni campi, l’azione comunitaria è giustificata. E’ per esempio il caso delle epidemie, dell’esposizione ai prodotti chimici, delle prevenzione degli incidenti sul lavoro. In queste situazioni, delle norme europee consentono di risolvere meglio i problemi grazie alla cooperazione tra le autorità nazionali, alla promozione delle migliori pratiche e allo scambio di dati, nonché alla promozione di stili di vita sani.

NEL 2008 IL PROGRAMMA EUROPEO SULLA SALUTE

 Nel 2008 il programma europeo sulla salute

Il Parlamento europeo ha approvato il compromesso raggiunto col Consiglio riguardo al secondo programma d’azione comunitaria in materia di salute. Nel corso dei negoziati i deputati hanno accettato la dotazione finanziaria proposta dal Consiglio per consentire l’avvio del programma il 1° gennaio 2008.
Inizialmente il programma era previsto per il periodo 2007-2013. In prima lettura, il Parlamento proponeva una dotazione finanziaria di 1,5 miliardi ma, tenuto conto delle prospettive finanziarie adottate nel 2005, l’aveva poi ridotta a 365,6 milioni di euro. Nel quadro del compromesso raggiunto con il Consiglio, il Parlamento europeo ha accettato quest’ultimo importo. Tuttavia, visto che il programma sarà avviato il 1° gennaio 2008 e che parte della dotazione è già stata utilizzata quest’anno nel quadro del primo programma, la dotazione finale sarà ridotta di conseguenza (321,5 milioni di euro). D’altro canto, le due istituzioni hanno anche siglato una dichiarazione con la quale si impegnano, ogni anno, a trovare dei mezzi finanziari supplementari.
A prescindere dalla questione finanziaria, il testo include diverse richieste avanzate dai deputati. Così, tra gli obiettivi del programma, sono inclusi la riduzione delle disparità sanitarie e la cooperazione transfrontaliera in materia di trattamento e mobilità dei pazienti. Su proposta dei deputati, inoltre, il testo fa riferimento alla medicina complementare e alternativa e alla prevenzione, la diagnosi e la sorveglianza delle grandi malattie, incluso il cancro.L’azione europea in materia di salute
Il sistema sanitario resta di competenza degli Stati membri ma, in alcuni campi, l’azione comunitaria è giustificata. E’ per esempio il caso delle epidemie, dell’esposizione ai prodotti chimici, delle prevenzione degli incidenti sul lavoro. In queste situazioni, delle norme europee consentono di risolvere meglio i problemi grazie alla cooperazione tra le autorità nazionali, alla promozione delle migliori pratiche e allo scambio di dati, nonché alla promozione di stili di vita sani.

TRA PADRI E FIGLI

TRA PADRI E FIGLI  (luglio ’07)

di Gianluca Susta
 
C’è una cosa che è stucchevole nel dibattito di questi giorni sulle pensioni e cioè l’atteggiamento di larga parte del mondo sindacale nel non voler capire che un tutto sommato piccolo sacrificio dei genitori oggi aiuta – e di molto! – i loro figli un domani.
Se c’era una cosa che, nella loro severità, nella loro durezza, contraddistingueva la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni rispetto a noi, era l’assoluta subalternità dei loro interessi personali e delle loro esigenze di “qualità della vita” rispetto a quella dei loro figli.
Per comprare la casa; per farci studiare; per renderci meno difficile l’accesso agli studi non facevano le vacanze; facevano quindici giorni di ferie (a casa, nell’orto, nei campi) all’anno; si sobbarcavano decine di km. di auto, bus o treno al giorno. E noi che abbiamo, se non tutto, sicuramente molto non accettiamo di lavorare un anno o due in più pur di permettere ai nostri figli di poter un giorno godere di una pensione.
Viviamo in una terra in cui sappiamo cosa sia il lavoro in fabbrica; tutti ci rendiamo conto – perchè l’abbiamo “toccato” – che cosa voglia dire lavorare in una filatura a 40° con il 90% di umidità in estate; ma tutto ciò non ha impedito a molti di lavorare in fabbrica comunque fino a 60 anni e il sabato e la domenica pure nell’orto o nella vigna perchè risparmiare sulla verdura, sul vino o grazie al  pollaio era la condizione per mandare i figli all’università.
Certo, il mondo va avanti e certi sacrifici sarebbero oggi profondamente ingiusti, soprattutto alla luce delle esigenze dei giovani di oggi. Ma c’è un giusto mezzo? Si può ragionevolmente sostenere che in Europa i “lavori usuranti” vi siano solo in Italia? E si può ragionevolmente sostenere che Germania, Danimarca, Olanda o Francia siano Paesi “sfruttatori”?
No! Non possiamo sostenerelo! E allora dobbiamo alzare l’età pensionabile, con gradualità, ma anche in fretta, prevedendo – semmai! – dei periodi “sabbatici” durante la carriera lavorativa delle persone che le rimotivino e le “stacchino” dall’usura della quotidianità.
Solo così ricreeremo le condizioni per un “patto intergenerazionale” vero; quel “patto” che da che mondo è mondo, seppur in forme diverse, ha permesso ai “padri” di lavorare sempre – dico sempre!
-         salvo oggi, per il miglioramento delle condizioni di vita dei figli.
Gianluca Susta

TRA PADRI E FIGLI

TRA PADRI E FIGLI  (luglio ’07)

di Gianluca Susta
 
C’è una cosa che è stucchevole nel dibattito di questi giorni sulle pensioni e cioè l’atteggiamento di larga parte del mondo sindacale nel non voler capire che un tutto sommato piccolo sacrificio dei genitori oggi aiuta – e di molto! – i loro figli un domani.
Se c’era una cosa che, nella loro severità, nella loro durezza, contraddistingueva la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni rispetto a noi, era l’assoluta subalternità dei loro interessi personali e delle loro esigenze di “qualità della vita” rispetto a quella dei loro figli.
Per comprare la casa; per farci studiare; per renderci meno difficile l’accesso agli studi non facevano le vacanze; facevano quindici giorni di ferie (a casa, nell’orto, nei campi) all’anno; si sobbarcavano decine di km. di auto, bus o treno al giorno. E noi che abbiamo, se non tutto, sicuramente molto non accettiamo di lavorare un anno o due in più pur di permettere ai nostri figli di poter un giorno godere di una pensione.
Viviamo in una terra in cui sappiamo cosa sia il lavoro in fabbrica; tutti ci rendiamo conto – perchè l’abbiamo “toccato” – che cosa voglia dire lavorare in una filatura a 40° con il 90% di umidità in estate; ma tutto ciò non ha impedito a molti di lavorare in fabbrica comunque fino a 60 anni e il sabato e la domenica pure nell’orto o nella vigna perchè risparmiare sulla verdura, sul vino o grazie al  pollaio era la condizione per mandare i figli all’università.
Certo, il mondo va avanti e certi sacrifici sarebbero oggi profondamente ingiusti, soprattutto alla luce delle esigenze dei giovani di oggi. Ma c’è un giusto mezzo? Si può ragionevolmente sostenere che in Europa i “lavori usuranti” vi siano solo in Italia? E si può ragionevolmente sostenere che Germania, Danimarca, Olanda o Francia siano Paesi “sfruttatori”?
No! Non possiamo sostenerelo! E allora dobbiamo alzare l’età pensionabile, con gradualità, ma anche in fretta, prevedendo – semmai! – dei periodi “sabbatici” durante la carriera lavorativa delle persone che le rimotivino e le “stacchino” dall’usura della quotidianità.
Solo così ricreeremo le condizioni per un “patto intergenerazionale” vero; quel “patto” che da che mondo è mondo, seppur in forme diverse, ha permesso ai “padri” di lavorare sempre – dico sempre!
-         salvo oggi, per il miglioramento delle condizioni di vita dei figli.
Gianluca Susta

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