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Pubblicato il 24 luglio 2007 | Nessun commento »
Pubblicato il 24 luglio 2007 | Nessun commento »
Pubblicato il 16 luglio 2007 | Nessun commento »
Pubblicato il 16 luglio 2007 | Nessun commento »
Pubblicato il 10 luglio 2007 | Nessun commento »
di Gianluca Susta
C’è una cosa che è stucchevole nel dibattito di questi giorni sulle pensioni e cioè l’atteggiamento di larga parte del mondo sindacale nel non voler capire che un tutto sommato piccolo sacrificio dei genitori oggi aiuta – e di molto! – i loro figli un domani.
Se c’era una cosa che, nella loro severità, nella loro durezza, contraddistingueva la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni rispetto a noi, era l’assoluta subalternità dei loro interessi personali e delle loro esigenze di “qualità della vita” rispetto a quella dei loro figli.
Per comprare la casa; per farci studiare; per renderci meno difficile l’accesso agli studi non facevano le vacanze; facevano quindici giorni di ferie (a casa, nell’orto, nei campi) all’anno; si sobbarcavano decine di km. di auto, bus o treno al giorno. E noi che abbiamo, se non tutto, sicuramente molto non accettiamo di lavorare un anno o due in più pur di permettere ai nostri figli di poter un giorno godere di una pensione.
Viviamo in una terra in cui sappiamo cosa sia il lavoro in fabbrica; tutti ci rendiamo conto – perchè l’abbiamo “toccato” – che cosa voglia dire lavorare in una filatura a 40° con il 90% di umidità in estate; ma tutto ciò non ha impedito a molti di lavorare in fabbrica comunque fino a 60 anni e il sabato e la domenica pure nell’orto o nella vigna perchè risparmiare sulla verdura, sul vino o grazie al pollaio era la condizione per mandare i figli all’università.
Certo, il mondo va avanti e certi sacrifici sarebbero oggi profondamente ingiusti, soprattutto alla luce delle esigenze dei giovani di oggi. Ma c’è un giusto mezzo? Si può ragionevolmente sostenere che in Europa i “lavori usuranti” vi siano solo in Italia? E si può ragionevolmente sostenere che Germania, Danimarca, Olanda o Francia siano Paesi “sfruttatori”?
No! Non possiamo sostenerelo! E allora dobbiamo alzare l’età pensionabile, con gradualità, ma anche in fretta, prevedendo – semmai! – dei periodi “sabbatici” durante la carriera lavorativa delle persone che le rimotivino e le “stacchino” dall’usura della quotidianità.
Solo così ricreeremo le condizioni per un “patto intergenerazionale” vero; quel “patto” che da che mondo è mondo, seppur in forme diverse, ha permesso ai “padri” di lavorare sempre – dico sempre!
- salvo oggi, per il miglioramento delle condizioni di vita dei figli.
Gianluca Susta
Pubblicato il 10 luglio 2007 | Nessun commento »
di Gianluca Susta
C’è una cosa che è stucchevole nel dibattito di questi giorni sulle pensioni e cioè l’atteggiamento di larga parte del mondo sindacale nel non voler capire che un tutto sommato piccolo sacrificio dei genitori oggi aiuta – e di molto! – i loro figli un domani.
Se c’era una cosa che, nella loro severità, nella loro durezza, contraddistingueva la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni rispetto a noi, era l’assoluta subalternità dei loro interessi personali e delle loro esigenze di “qualità della vita” rispetto a quella dei loro figli.
Per comprare la casa; per farci studiare; per renderci meno difficile l’accesso agli studi non facevano le vacanze; facevano quindici giorni di ferie (a casa, nell’orto, nei campi) all’anno; si sobbarcavano decine di km. di auto, bus o treno al giorno. E noi che abbiamo, se non tutto, sicuramente molto non accettiamo di lavorare un anno o due in più pur di permettere ai nostri figli di poter un giorno godere di una pensione.
Viviamo in una terra in cui sappiamo cosa sia il lavoro in fabbrica; tutti ci rendiamo conto – perchè l’abbiamo “toccato” – che cosa voglia dire lavorare in una filatura a 40° con il 90% di umidità in estate; ma tutto ciò non ha impedito a molti di lavorare in fabbrica comunque fino a 60 anni e il sabato e la domenica pure nell’orto o nella vigna perchè risparmiare sulla verdura, sul vino o grazie al pollaio era la condizione per mandare i figli all’università.
Certo, il mondo va avanti e certi sacrifici sarebbero oggi profondamente ingiusti, soprattutto alla luce delle esigenze dei giovani di oggi. Ma c’è un giusto mezzo? Si può ragionevolmente sostenere che in Europa i “lavori usuranti” vi siano solo in Italia? E si può ragionevolmente sostenere che Germania, Danimarca, Olanda o Francia siano Paesi “sfruttatori”?
No! Non possiamo sostenerelo! E allora dobbiamo alzare l’età pensionabile, con gradualità, ma anche in fretta, prevedendo – semmai! – dei periodi “sabbatici” durante la carriera lavorativa delle persone che le rimotivino e le “stacchino” dall’usura della quotidianità.
Solo così ricreeremo le condizioni per un “patto intergenerazionale” vero; quel “patto” che da che mondo è mondo, seppur in forme diverse, ha permesso ai “padri” di lavorare sempre – dico sempre!
- salvo oggi, per il miglioramento delle condizioni di vita dei figli.
Gianluca Susta