Dov’é Susta?

Dove sono Gentile e Susta, Como e Perini, scrive IL BIELLESE?

Don Gibello era mio professore di religione alle scuole medie. I suoi moniti, le sue tirate d’orecchie, ma anche le sue pacche sulle spalle, i suoi incoraggiamenti appartengono alla mia storia personale di consigliere comunale, assessore, Sindaco. Ho lasciato il Comune di Biella più di quattro anni fa. La nostra era la Città piemontese che spendeva più e meglio pro-capite nei servizi sociali e che aveva il maggior numero di posti pubblici negli asili nido e la lista d’attesa meno lunga. Se c’è stata una politica “bipartisan” a Biella, questa è stata proprio nei servizi sociali, “inventati” dalla Signorina Lanza, in questo sempre appoggiata dai miei predecessori, poi proseguita da me (per sette anni assessore) e da Flavio Como (per 12 anni).

Non ho più seguito questo settore negli ultimi quattro anni, ma conosco bene Barazzotto, Chiola e Favero e penso che non sia venuto meno l’impegno del Comune di Biella. Il “grido di dolore” di Don Gibello va raccolto, con qualche sottolineatura. Può una Città smettere di finanziare attività sportive, culturali, ricreative? Può smettere interventi di manutenzione o di arredo urbano in  presenza di una povertà crescente? Si può, ma attenzione: tutto il bilancio corrente del Comune di Biella di un anno non sarebbe sufficiente per completare i lavori del nuovo ospedale; se lo facessimo chiuderemmo per un anno tutto: scuole, asili, stipendi, lavori pubblici. Tutto! E’ possibile fare ciò? No! Non è possibile e non sarebbe giusto.Biella, proprio per rispondere al “grido di dolore” di Don Gibello, ha ridotto al lumicino le spese in cultura, sport, tempo libero, eppure è una Città post industriale che da un uso proficuo della leva promozionale potrebbe trarre nuovo slancio e, forse, dare nuove speranze ai suoi poveri. Paradosso per paradosso: quanti palazzi, quante case, quante croci, paramenti, corone, anelli, pietre preziose potrebbe la Chiesa vendere per soddisfare i poveri? Il Direttore de IL BIELLESE è a Biella da poco tempo, alcune cose non le sa. Chieda allora a Don Gibello se i soldi ricavati da quella splendida opera, che era l’ODA di Imperia, che permetteva a noi, bambini di famiglie non ricche, di trascorrere un po’ di vacanze al mare e così pure agli anziani poveri (pagati dal Comune) , venduta una decina d’anni fa per oltre 2 miliardi, sono serviti a sfamare i poveri o a pagare i debiti del giornale che Lui oggi dirige e che senza quell’intervento forse non ci sarebbe più. Era più giusto pagare i debiti de IL BIELLESE o aiutare i poveri? Che cosa è più giusto? Ed è solo la politica o anche la Chiesa che deve assumersi la responsabilità pubblica delle scelte che fa, dal momento che insiste (e io con Lei) sulla “rilevanza pubblica” della religione? Sono domande complesse che esigono risposte complesse. Chi riduce tutto a semplificazioni radicali non aiuta nè i poveri nè la comune assunzione di responsabilità.

Detto questo sono consapevole che per quanto un politico faccia il suo dovere, non lo fa mai abbastanza e il monito di Don Gibello resta dentro di noi come un macigno e come uno stimolo a fare meglio.

Concludo rispondendo alla domanda dov’è Susta.

Susta è là dove lo hanno mandato 35.000 cittadini che hanno scritto il suo nome su una scheda elettorale. Capisco che a IL BIELLESE non interessi, ma quando Susta, raccogliendo anche qualche riconoscimento “fuori le mura” che non ha in casa (nemo propheta in patria…...) si occupa di imprese (con battaglie non facili in ambito europeo), di “made in“, di dazi sulle calzature,  di difesa del vino italiano, di lotta alla contraffazione, di strumenti di difesa commerciale, non pensa – come scrive IL BIELLESE – ai “massimi sistemi”, ma alle migliaia di imprenditori, dirigenti, operai che rischiano il posto in questa competizione mondiale e con loro tutti noi. E quando, da relatore sulla ratifica del Trattato che modifica l’accesso ai farmaci dei Paesi poveri, per ben quattro volte (cosa mai successa nella storia del Parlamento Europeo!), d’intesa con grandi ONG (come Medici Senza Frontiere) e Ambasciate di Paesi poveri (Mali, Thailandia, Vietnam) ne fa – da relatore – rinviare l’approvazione (poi avvenuta col voto quasi unanime del PE, ma solo dopo che sono state recepite richieste più favorevoli per i Paesi poveri e sono stati decisi significativi stanziamenti  a ciò finalizzati), non lo fa pensando ai “massimi sistemi”, ma pensando ai “più poveri” che a milioni muoiono di tubercolosi, malaria, AIDS, Ebola perchè i loro Paesi non possono pagare i farmaci alle multinazionali. Sarà poca cosa, ma sufficiente per rispondere alla domanda “dov’è Susta“.

Non risponderò direttamente a  IL BIELLESE. Non ce n’è bisogno.

La gente sa chi è e dov’è Susta e sa anche dove trovarlo. E lo fa tutte le settimane.

Non c’è bisogno di essere tutti i giorni su un giornale per fare politica; nè mi sono fatto mai guidare dai giornali nelle mie scelte. Nè ritengo di dover assecondare il “Circo Barnum” mediatico locale, A 52 anni non cambio di certo le mie buone abitudini.

Senza polemica. E grazie a Don Gibello. Meno a IL BIELLESE

Gianluca Susta

One Response to “Dov’é Susta?”

  1. roberto:

    Salve vorrei salutare il signor susta. Sono un ragazzo di Napoli e mi chiedevo sempre del mio cognome che a Napoli non ci sono persone con questo cognome , grazie ad internet ho trovato da dove proviene questo cognome. Mio nonno è stato anche lui un politico si vede che i susta hanno la stoffa. tanti saluti

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