Ci vorrebbe un Ciampi non un corteo (di Antonio Polito)

“La situazione è questa. L’Italia è da ieri in recessione. Vuol dire che per il secondo trimestre di seguito il nostro prodotto interno lordo è calato, invece di crescere. In poche parole, ogni mese che passa siamo meno ricchi.
Per l’Istat il dato è comparabile a quello della grande crisi ’92-’93, quando vi furono sei trimestri negativi di fila. Penso che tutti ricordiamo che cosa fu il biennio ’92-’93.

 

La lira svalutò, Amato fece la più grande manovra finanziaria della storia, un governatore della Banca d’Italia fu chiamato al governo, saltò la prima Repubblica, si sciolsero due o tre partiti, scese in campo Berlusconi. Soprattutto, in quella crisi, Ciampi fece gli accordi del luglio ’93. Punto più alto della concertazione. Tutte le parti sociali scrissero insieme le regole di un percorso di guerra, perché a rischio era l’interesse nazionale, e il normale conflitto degli interessi di parte andava sospeso. Oggi stessa recessione.

Anzi, di dimensioni più gravi perché è globale e scaturisce dal motore stesso dell’economia mondiale. Ma qual è invece oggi, il comportamento degli attori sociali e politici? Il sindacato è spaccato come mai prima, Cigl e Cisl non si parlano neanche più, maggioranza e opposizione si odiano visceralmente e pensano solo a sgambettarsi sulla Rai. Le piazze si riempiono ogni settimana che dio manda in terra, alzando il grado di conflittualità.

L’altra settimana Cisl, Cisl, e Uil sulla scuola; ieri Cgil e Uil sull’università, il prossimo mese la Cgil da sola contro tutti. L’Alitalia è a terra. L’Italia sembra di nuovo malata di scioperite. Non perché qualcuno creda davvero che scioperi e cortei possano cambiare qualcosa, ma solo perché pensa che mostrando i muscoli può contare un po’ di più nella battaglia dei poteri, ormai sempre più avulsa dalla realtà del paese e dai pensieri della gente comune.

Noi la pensiamo come Enrico Letta, che l’ha detto ieri sul Riformista: gli scioperi, di questi tempi, non servono. Servirebbe ciò che abbiamo chiesto da tempo: una politica di unità nazionale, partiti e parti sociali che si rimboccano le mani come nel ’93. Servirebbe un Ciampi. Servirebbe un leader che abbia il coraggio di sospendere la guerra delle rane e dei topi per chiamare a raccolta tutte le energie del paese in un progetto di salvezza nazionale. E invece qui affondiamo e scioperiamo, ballando sul ponte del Titanic.”

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