Il partito del Nord

Non c’è dubbio che questo PD sia centralista, verticista e “chiuso“. Il continuo appello “al popolo delle primarie” come lavacro di ogni male e fondamento di ogni potere è ormai stantio. Tuttavia nell’eterno scontro tra D’Alema e Veltroni (e pur con lo sconforto di chi, a 50 anni suonati, democristiano e liberlademocratico, si trova in un partito in cui i due “enfants gatés” dell’ultimo PCI ancora si beccano per la leadership di un “partitochenonc’è”) non ho dubbi da che parte stare.

Considero il “sogno” del Lingotto ancora valido. Là c’era l’utopia che rincorrevamo da 15 anni: il partito riformista plurale; l’innovazione istituzionale ed economica; “più Stato e più mercato”; il partito antibush e teoco, ma non antiamericano come la “sinistra che fu”; il partito della sburocratizzazione dell’economia, della lotta alle baronie nelle Università, di una scuola a misura di allievi e non di insegnanti; ecc. Stendiamo un pietoso velo sul risultato.

Dopo un anno possiamo dire che è quasi impossibile discutere col vertice (è proprio irraggiungibile, salvo i “fedeli”); che sulla giustizia seguiamo Di Pietro (è mai andato qualcuno di noi a parlare nei corridoi dei Tribunali con gli Avvocati e i loro clienti, oltre che con le lobbies dei magistrati?); che i parlamentari del Piemonte li ha scelti Roma al 30%; che sulla scuola o sull’economia balbettiamo alternative poco credibili alla Gelmini o a Tremonti e che comunque non affrontano il nodo della crisi e della debolezza strutturale della scuola e del sistema produttivo italiani.

E la maggioranza dei nostri dirigenti, come se fossimo nella Torino degli anni ’70, lancia ancora il solito, vecchio ma rassicurante (per chi ha la testa rivolta all’indietro) messaggio: SCIOPERO GENERALE! Ma dove vogliamo andare con questa mentalità? Ci rendiamo conto che così facendo “quelli”, cioè “gli altri”, vincono per vent’anni? Tornare al Lingotto, dunque, e rifondare tutto, ma proprio tutto, sulla generazione che ha dimostrato di saper governare le Città e innovare la politica locale,anche se non si è occupata di apparati, di tessere, di “segrete stanze”.

Che ha messo la faccia! Qualche volta vincendo, qualche altra perdendo, ma dimostrando sempre un forte rapporto con l’opinione pubblica! Ma questo richiede da parte di Veltroni una fiducia e un rispetto maggiore in chi ha radicamento territoriale, anche se non ha storie di “fedeltà” verso Lui o i suoi fedelissimi.

Non si può governare un “partito nuovo” chiudendosi in una turris eburnea presidiata da qualche fedele commilitone delle antiche campagne! Il “partito del nord” se è un pezzo di una strategia volta a decentrare i processi decisionali, a valorizzare coloro che hanno davvero un forte consenso popolare, a spostare l’attenzione da nani, ballerine e figurini in voga sulla carta patinata e nei neosalotti in salsa new-age (per di più romani), allora ben venga.

Capire il nord è la chiave di volta per il successo del Partito Democratico. Ma il nord – lo dico a Chaimparino – che ha voltato le spalle al PD e al centro sinistra da 15 anni è ben diverso da quello della capitale piemontese, ancora legata, almeno politicamente (vedi il risultato delle primarie) al blocco sociale tradizionale della sinistra. Il nord profondo, antropologicamente spostato a destra, è quello della Lombardia, del Veneto, delle Città dell’ “altro” Piemonte o del Friuli che volta le spalle a Illy.

 Lì la soluzione del problema non sta nell’alleanza con la Lega Nord o con l’UDC, ma nella capacità del PD di parlare a quei mondi che se ne sono andati altrove, che sono stufi di girotondi e scioperi generali o di essere considerati “nemici di classe”! Quale politica mette in campo il PD, alternativa alla destra, per liberare le energie di piccoli e medi imprenditori, professionisti, giovani precari? Quale alternativa vera alle scelte della Gelimini che non siano….l’opposizione alla Gelmini? Nessuna! E’ di destra o è modernamente di sinistra ricordare che per distribuire di pù e meglio occorre prima produrre e risparmiare? E quanto contano oggi nel partito quelli che in queste realtà hanno dimostrato nei fatti, per anni, nonostante che Forza Italia e Lega fossero ai massimi livelli (nel voto politico), di saper reggere – e vincere! – la sfida? Poco o nulla! Guardate le liste del PD al Parlamento di aprile e ditemi quanti già Sindaci, Presidenti di Provincia o amministratori importanti vi fossero…

Politiche davvero riformiste, economiche ed istituzionali, e classe dirigente autorevole, riconoscibile dalla gente nei vari ambiti territoriali: questo per me deve essere il “Partito del Nord”, anche se preferirei fosse semplicemente il “PD”! Quello del Lingotto appunto! Siamo sicuramente in tempo, ma non vedo minimamente la volontà di muoverci in questa direzione. Comunque, come dicevano i nostri classici,……SPES ULTIMA DEA……
Gianluca Susta

One Response to “Il partito del Nord”

  1. giancarlo mengoli:

    a quanto letto è difficile trovare qualcosa da aggiungere, è semplicemente sconsolante.
    Mi auguro che se lei continuerà a sostenere queste idee insieme riusciremo a cambiare il partito. Non diamogliela vinta.

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