Pessima Figura Del Governo Italiano Sul “Pacchetto Clima”

Con convinzione sosterremo al Parlamento Europeo, nei prossimi giorni, come Democratici italiani, l’accordo sul “pacchetto ambiente” raggiunto tra i Capi di Stato e di Governo. Non possiamo però non evidenziare che – ancora una volta – abbiamo dovuto registrare una pessima figura dell’Italia che ha cercato per settimane di bloccare un’iniziativa fortemente innovativa della stragrande maggioranza dei Parlamentari e dei Governi europei.

Al di là delle parole di circostanza e dell’ “onore delle armi” riconosciuto dal Presidente Sarkozy al nostro Primo Ministro, pochissime sono le concessioni che l’Europa ha dato al Governo Berlusconi, nonostante lo sforzo di TV e giornali di dimostrare il contrario. Restano, infatti, gli obiettivi strategici 20-20-20 (20% di riduzione del CO2 entro il 2020 e incremento al 20% dell’utilizzo di fonti rinnovabili) e, inoltre, la verifica che si terrà alla conferenza di Copenaghen del 2009 non sarà per abbassare questa soglia, ma per capire se si riuscirà a raggiungere non solo il 20, ma il 30%. L’unica differenza rispetto alla proposta iniziale sta nel venir meno dell’automatismo di questo obiettivo e nell’inserimento di qualche maggiore flessibilità per alcuni settori produttivi: poca cosa per chi aveva sostenuto l’inutilità di questo “pacchetto”, minacciato veti che non potevano esistere e mortificato una discussione che aveva già visto pronunciarsi le commissioni parlamentari competenti a larghissima maggioranza!

Ci auguriamo che le Istituzioni Europee – in primis il Parlamento che dovrà votare settimana prossima il “pacchetto” – sappiamo anche cogliere questa occasione affinchè il tema ambientale sia anche una straordinaria occasione di rilancio della competitività europea, da valorizzare nel piano di rilancio economico dell’UE, cosa che è ben chiara a tutti i grandi Paesi, tranne – ahimè – all’Italia e purtroppo, anche a Confindustria

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