Lettera aperta a Sua Santità Benedetto XVI
Pubblicato il 27 gennaio 2009 | Nessun commento »
Beatissimo Padre,
so che Lei ha ben altro a cui pensare che rispondere a questa mia lettera. So anche, volgendo lo sguardo al mondo, che esistono un’infinità di problemi a cui il successore di Pietro deve prestare attenzione per guidare la Chiesa nella tempesta di questo mondo senza pace.
Ma anche i grandi problemi richiedono piccoli gesti quotidiani, senza i quali l’uomo, le comunità, i fedeli si trovano smarriti.
Nel nostro Paese oggi si celebra il “Giorno della memoria”. La storia dell’umanità ha conosciuto tante nefandezze. Non solo il nazismo, ahinoi!, si è reso responsabile, davanti a Dio e agli uomini, di immani tragedie che sono costati la vita a milioni di uomini e la distruzione di un’intero continente. Solo il nazismo, come Lei ben sa, se non altro per la Sua origine, ha però pianificato scientificamente e cinicamente la distruzione di un popolo in nome di una presunta diversità razziale, geneticamente e antropologicamente intesa.
Nel “Giorno della Memoria”, Santità, con l’umiltà di cui sono capace, ma con la piena convinzione di rivolgermi non solo al successore di Pietro, ma, soprattutto, al Vicario di Cristo, le chiedo di non riammettere alla comunione ecclesiale un Vescovo che con parole ciniche e lontane dallo spirito di carità proprio del Vangelo ha più volte negato l’esistenza del più grande crimine che la storia ricordi!
Il pur prioritario obiettivo – nella logica della Chiesa – di ricucire uno scisma, vale a dire una ferita lacerante nella comunione ecclesiale, non può non tenere conto del pentimento e del ravvedimento di chi, di quella rottura, si è reso responsabile.
Pur con grande, anche se a volte a noi incomprensibile, attenzione alle persone e “pietas” la Chiesa ritiene tuttora di non riammettere alla piena comunione ecclesiale peccatori segnati da storie personali particolari (penso ai divorziati); non giudico, ma chiedo: non è forse un peccato contro la VERITA’, fonte della vera LIBERTA’, negare lo sterminio di milioni di fratelli la cui unica colpa è stata quella di appartenere al “popolo prediletto”? Quale guida pastorale, quale discendenza da Pietro può rappresentare, quale Magistero può incarnare, quale Vangelo può annunciare un Suo confratello Vescovo, Santità, se offende la VERITA’?
Nel “Giorno della Memoria”, Santità, ci faccia un dono: faccia capire al mondo che il successore di Pietro considera un PECCATO grave (“mortale” si sarebbe detto un tempo) negare la VERITA’ e trovi il modo di far capire a questo nostro fratello Vescovo e Suo confratello nell’Episcopato che la “scomunica” non è la condanna formale che un Tribunale di uomini, ancorchè “unti del Signore” commina a chi si è macchiato di una colpa, ma è l’autoesclusione di un uomo che ha “peccato” dalla condivisione dell’amore di Dio che, come ci ha insegnato Gesù, coincide con quello verso i fratelli!
Suo devotissimo
Gianluca Susta


