Essere bravi a Strasburgo
Pubblicato il 30 aprile 2009 | 1 commento »
Già Antonio Panzeri su L’Unità ha cercato di restituire onore al parlamento europeo e a chi, come noi, ci lavora da anni con la stima anche dei colleghi stranieri.
Probabilmente sarà anche colpa nostra, che sappiamo comunicare poco quello che facciamo; probabilmente noi interessiamo solo per le assenze di qualche “nome” che non si sa bene perché sia arrivato lì o per i rimborsi spese che sono inferiori non solo a quelli di deputati e senatori, ma di un qualunque consigliere regionale (lasciatelo dire a me che lo sono stato!), per non parlare delle pensioni visto che tra quelle europee e quelle italiane, con il nuovo statuto dei deputati europei, c’è un abisso.Sono luoghi comuni ereditati dal tempo in cui i big andavano a Strasburgo per dovere di firma e a fare poco, anche perché, fino a non molti anni fa, il parlamento Europeo contava poco. Su queste cose tra noi uscenti c’è amarezza e delusione. Perché la “scommessa europea”, la legislatura che si apre, con le prospettive, ma anche con le difficoltà, che ci sono, richiederebbe ben altre attenzioni dai media e, in generale, dai “big” della politica nazionale, Pd compreso, che, ad esempio, non ha coinvolto alcun parlamentare europeo nel programma del “treno per l’Europa” o si è limitato ad invitarci a qualche seminario per elaborare il programma, al pari di qualche esperto, diplomatico e non, ecc. Non è così che si valorizza il lavoro di anni! La delusione nostra (penso di poter parlare a nome di tutti gli uscenti e non solo per dovere di “ruolo”) sta nella solitudine in cui abbiamo vissuto, salvo qualche sporadica occasione che mai, tuttavia, ha generato vero lavoro comune, vera attenzione. Molti di noi hanno avuto ruoli istituzionali di primo piano (Cocilovo, vicepresidente), seguito dossier fondamentali nel campo del bilancio (Pittella), della ricerca (Toia, Prodi), della riforma della chimica (Sacconi), delle politiche ambientali e energetiche (ancora Sacconi e Prodi), del sistema delle piccole/medie imprese e del commercio internazionale (Toia, il sottoscritto), dell’agricoltura e dei fondi strutturali (Andria, Veraldi, Lavarra), della tutela dei consumatori (Panzeri, Losco, Marini), del sociale (Gottardi, ancora Panzeri) o dei trasporti, dove Paolo Costa ha fatto un lavoro che naturalmente, senza discussioni, lo avrebbe dovuto portare alla guida della lista nel nord-est. Abbiamo la presunzione di affermare che su tutti questi temi, non temiamo il confronto con nessuno, deputati, senatori o dirigenti di partito che siano, come potrebbero testimoniare tanti autorevoli “lobbisti”, docenti universitari, dirigenti del consiglio, della commissione o del parlamento con i quali, per i dossier che abbiamo seguito, ci siamo confrontati in tante sedi, non solo parlamentari, a volte anche con il riconoscimento della stampa straniera, raramente di quella italiana.
Dico queste cose perché è ora di finirla con la confusione tra “capace” e “mediatico”; è ora di finirla di considerare “bravo” chi ha avuto l’opportunità (a volte perché bravo, altre perché l’oligarchia l’ha deciso) di andare a Porta a Porta; è ora di finirla di considerare quelli che vanno a Bruxelles/Strasburgo dei parlamentari di serie B, con una supponenza “romanocentrica” che fa sorridere (ma anche incazzare) quando ad esprimerla sono dei mediocri o dei “bravini” che hanno sviluppato tutto o quasi il loro percorso politico nelle stanze dei partiti, portando la borsa di qualche “big” e sempre eletti – pardon: nominati! – nelle liste o nei collegi blindati.
Se a giudicare le liste delle europee sono i Fassino, i D’Alema, i Marini, i Bersani, i Letta, i Rutelli (e pochissimi, ma proprio pochissimi, altri) passi; se lo fanno certe figure che non si capisce in forza di quali meriti si trovino nella “stanza dei bottoni”, che sono piene di presunzione, che si permettono di criticare “i mediani” che hanno fatto il sindaco (e bene, non finendo ultimi nelle classifiche degli Isituti di ricerca!), il presidente di regione, il deputato nazionale e qualche volta il ministro allora è giunto il momento di incazzarsi.
Può darsi che – alla Berlusconi – sia necessario candidare i “big” nazionali per avere un buon risultato; nessuno però può smentirmi se dico che ci sono persone che nelle loro province, nei loro territori sono per la gente, anche se non vanno sulle tv nazionali, riferimenti ben più importanti ed autorevoli di tanti sedicenti “big” e hanno anche una professionalità e un’esperienza (oltre che un consenso elettorale) che non sono seconde a nessuno! Non so quale sarà il risultato elettorale del PD; so però che ci saranno persone il cui nome sarà scritto sulla scheda da decine e decine di migliaia di elettori; so anche che ci saranno i soliti che, se andrà male, pontificheranno sui “mediani”, sulle liste mediocri, ecc. Bene! Fin da ora va detto a costoro che “i mediani” guarderanno al prossimo congresso come all’appuntamento in cui andrà avanti se il partito vorrà avere un futuro – chi sarà “eletto” e non chi si sarà” autonominato” “nuovo”, “bravo” – e che il rinnovamento è anche frutto di gavetta e di impegno vero, non parolaio, non in tv, ma sul territorio, nelle istituzioni locali, nelle “sezioni”, altro che dare le pagelline in tv.
Stiamo mutando geneticamente la politica! Da servizio alla comunità è diventata “professione” e per qualcuno (troppi!) anche spettacolo. Non è così che deve essere un partito di popolo! Le sfide della prossima legislatura europea sono le sfide di una generazione che assume su di sé la responsabilità di riorganizzare la governance europea e mondiale superando nazionalismi e provincialismi, in un quadro multilaterale che proprio la crisi economico-finanziaria rilancia come elemento indispensabile! Questa sfida richiede un partito di popolo, radicato, formato da persone che sanno cosa sia lo spirito di servizio, che hanno il diritto di emergere se hanno qualcosa di vero da dire, se sono riconosciute dalla loro comunità come esempi e se ne sanno interpretare i destini, non se la loro rappresentatività deriva dal nome dei loro genitori o dalla “protezione” del loro leader o dalle aderenze che hanno con la stampa che conta! E questo è anche un modo per costruire il “partito plurale” in cui ciò che conta è la proposta che ci unisce per guardare al futuro e non la mera analisi della storia che ci ha contrapposti nel passato.
Gianluca Susta



maggio 12th, 2009 at 3:43 pm
approvo e condivido il contenuto dell’articolo che a mio giudizio dovrebbe avere maggior diffusione anche per contrastare articoli di recente pubblicazione in cui i parlamentari europei sono messi in cattiva luce, vedi l’articolo apparso sul settimanale Oggi del 6 maggio.