Susta-Cofferati insieme a caccia di elettori
Pubblicato il 19 maggio 2009 | Nessun commento »

SUSTA-COFFERATI, GLI EX NEMICI INSIEME A CACCIA DI ELETTORI
A tre mesi dalla lite furibonda, i due candidati del PD per l’Europa fanno pace. L’europarlamentare: in realtà ci eravamo detti tutto subito anche con toni secchi, ma ci è servito. Il sindaco: guidare una città come Bologna ti impegna 24 ore, ecco perché Bruxelles è meglio.
di Marco Trabucco
BIELLA – La sede è di quelle vecchio stile, una vera sede di partito, poche stanze senza fronzoli e veline. Qui, a Biella, attorno a un tavolo di formica scura e davanti a un piccolo gruppo di giornalisti di provincia, Sergio Cofferati e Gianluca Susta si stringono la mano e fanno la pace. A febbraio, tre mesi fa quindi, si erano presi a male parole sui giornali. Susta, biellese, europarlamentare uscente, non aveva apprezzato per nulla la possibilità che Cofferati, dopo aver rinunciato a ricandidarsi a sindaco di Bologna, potesse diventare capolista per le europee nel Nord Ovest. E glielo aveva detto a chiare lettere. Cofferati gli aveva risposto di non avere nessuna intenzione di candidarsi. Poi, tutto è cambiato.
«In realtà ci eravamo chiariti già dopo tre giorni, al telefono – spiegava ieri Susta – è stato un chiarimento piuttosto secco, ci siamo detti tutto quello che pensavamo, ma è servito». Anche l´ex segretario generale della Cgil ha colto l´occasione per raccontare la sua versione della vicenda e spiegare, anche a chi come Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino, avevano a loro volta contestato la sua candidatura, perché, avendo rinunciato a ricandidarsi a sindaco per rimanere con il figlio Edoardo, ha poi accettato di correre per l´Europa: «Fare il sindaco di una città come Bologna – ha detto – significa essere impegnato 24 ore su 24 per sette giorni la settimana. Mia moglie e mio figlio oggi devono vivere a Genova e per vederli, erano loro a dover venire nei fine settimana in Emilia. Se invece sarò eletto in Europa sarò io a dover andare via durante la settimana, ma potrò tornare a casa nei week-end: insomma credo sia meglio che sia io a fare il pendolare e non un bambino ancora molto piccolo».
Cofferati ha anche spiegato perché, dopo aver negato di volersi candidare, abbia invece alla fine accettato: «A febbraio mi era stato chiesto dagli amici liguri del Pd. E a loro ho risposto di no. Poi però la situazione è cambiata: c´è stata la sconfitta in Sardegna, ci sono state le dimissioni di Veltroni, ed è stato Franceschini in prima persona a chiedermi di presentarmi. Così ho cambiato idea, anche perché mi è sembrato di avere qualcosa da dire a quelle categorie del mondo del lavoro, dalle imprese agli artigiani ai dipendenti, cui ho dedicato gran parte della mia vita. E cui il Pd oggi vuole e deve parlare».
Poi ha aggiunto: «Con Susta tutti i problemi sono superati: in ogni organizzazione, politica, economica o di qualsivolglia genere, c´è un tempo per la discussione in cui è bene che tutti si dicano cosa pensano con la massima franchezza. Poi c´è il tempo della decisione, presa la quale l´essenziale è che si corra tutti insieme per l´obiettivo comune. Ed è quello che stiamo facendo».
Sia Susta che Cofferati hanno poi negato che nel Pd esista una spaccatura tra gli ex Margherita e gli ex Ds un questa campagna elettorale e che questa venga condotta separatamente dai due apparati: «È un problema che non esiste – ha detto l´europarlamentare biellese – o meglio che se esiste riguarda solo la realtà di Torino, non certo quella del resto del Piemonte dove stiamo invece lavorando tutti insieme senza problemi». Gli ha dato manforte Wilmer Ronzani, ex Ds, consigliere regionale e candidato del Pd alla presidenza della Provincia di Biella: «Qui lavoriamo tutti insieme senza problemi, davvero, anzi. Proprio la campagna elettorale potrebbe aiutare a creare quella coesione che dobbiamo ammetterlo, fino ad ora è stata talvolta forzata». «Nei miei giri per il Piemonte e non solo – ha concluso Cofferati – non ho sentito granché questa divisione anche se è normale che in una campagna elettorale, tanto più con le preferenze si creino gruppi che anzi sono utili per avvicinare fasce diverse di elettorato. La buona notizia però è che con noi ci sono molti giovani che non si riconosco nelle nostre vecchie storie di partito. Non sanno cosa sono e non gli interessano».
19 maggio 2009
La Repubblica
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