Susta: “Per l’auto serve un grande piano comune europeo. No al protezionismo di stato”

“La difesa del nostro tessuto produttivo rappresentato dall’industria manifatturiera europea resta una delle principali modalità per rilanciare l’economia e, quindi, l’occupazione in Europa. Guai, però, se i Paesi membri, invece di concordare una strategia comune competitiva e socialmente coraggiosa nel mondo globale, scelgono strade neonazionaliste, che alterano la concorrenza interna, chiudono di fatto i mercati, creando squilibri e, quindi, producendo ingiustizie.

E’ inaccettabile, in questa logica, quindi, e contrario all’”interesse europeo”, il sostegno che alcuni Stati membri vorrebbero dare a OPEL in cambio del mantenimento del livello di occupazione.  Sarebbe un inutile spreco di denaro pubblico inadatto a fermare il riassetto in atto nell’automotive .  Occorre invece, in sede UE e in accordo con le grandi case automobilistiche, coordinare gli interventi a favore della ricerca e dell’innovazione, il sostegno alla domanda e al rilancio dei consumi, privilegiando le auto a minor impatto ambientale e ricontrattando in sede WTO le barriere, tariffarie e non, che oggi alterano il mercato. Senza tutto ciò, il sostegno a certe  case automobilistiche in difficoltà suona solo come “guerra” a chi, anche a costo di gravi prezzi sociali pagati, ha fatto il proprio dovere per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo e come un’alterazione delle più elementari regole di convivenza commerciale nell’UE. In questo quadro mi auguro che le Istituzioni comunitarie – che non sono solo “i burocrati di Bruxelles”, ma anche l’espressione democratica di 500 milioni di cittadini europei – sappiano rispondere con fermezza contro ogni tentativo di mettere in discussione le regole che, dai Trattati di Roma in poi, hanno consentito all’Europa di diventare e di essere tuttora il primo attore dell’economia globale”.

Bruxelles, 24 settembre 2009

 

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