“Made IN”: Strasburgo prepara il “passaporto” sulle merci extra-UE
Pubblicato il 22 ottobre 2009 | Nessun commento »
MILANO. Buone notizie, finalmente, dall’Unione europea sulla difesa del made in Italy. ieri il viceministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso ha aperto a Strasburgo i lavori del Comitato “Made in” del parlamento europeo annunciando l’imminente presentazione di un nuovo regolamento sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti importati nell’Unione europea. Il regolamento sarà discusso venerdì dal Comitato tecnico 133 in cui sono rappresentati tutti i governi della Ue e ha spiegato Urso è stato presentato dal commissario europeo al Commercio, Catherine Ashton, «su sollecitazione del governo italiano».
«Si tratta, in buona sostanza ha aggiunto il viceministro di dare un passaporto a tutte le merci che entrano nell’Unione europea al fine di consentire a tutti la facile identificazione sulla provenienza delle stesse. Il nuovo testo è un grande successo per l’italia poiché riguarda, e quindi tutela, le produzioni di dieci settori strategici del nostro made in Italy: l’abbigliamento, le calzature, la pelletteria, la ceramica, i mobili, i tessuti per l’arredamento, la gioielleria, l’illuminazione,la cristalleria, i tappeti e le spazzole».
Urso ha ricordato che «la proposta in discussione appare altamente flessibile poiché rappresenta un progetto pilota: conclusa l’applicazione sperimentale di tre anni si va lutcranno i costi, i benefici e l’impatto delle nuove norme sul marchio d’origine. Se la fase transitoria triennale darà i risultati sperati, le norme po trebbero essere estese anche ad altri settori merceologici. Ora urge esercitare da un lato una pressante azione di lobby da parte italiana sugli altri governi dell’Unione e, dall’altro, sulle organizzazioni settoriali di imprese, sui sindacati e sulle associazioni di consumatori affinché in queste settimane decisive i paesi sinora contrari, come Francia, Regno Unito e Germania, si convincano della valenza del nuovo regolamento».
Soddisfazione per il lavoro del Comitato “Made in” – creato dall’europarlamentare italiano Gianluca Susta, che è anche il relatore del Parlamento europeo sulle misure contro la contraffazione – e per l’impegno del viceministro Urso è stato espresso ieri dalla Camera della moda e dall’Anci, l’associazione dei calzaturieri guidata da Vito Artioli, che da anni si batte per l’introduzione del “made in obbligatorio” .
E che oggi, nell’ottica di quella sensibilizzazione di imprese e consumatori di cui ha parlato Adolfo Urso, pubblicherà sul Financial Times un appello che sollecita una decisone da parte della Commissione europea a favore del prolungamento delle misure antidumping sulle importazioni nella Ue di calzature in pelle provenienti da Cina e Vietnam.
Per Artioli e molte altre associazioni di settore, dall’arredamento alla meccanica, le misure antidumping – proprio come l’etichettatura obbligatoria d’origine – sono semplicemente un modo per ristabilire regole uguali per tutti, «a tutela di un bene prezioso come la libera competizione internazionale», si legge nell’appello pubblicato oggi da Ft.
G.Cr.
Il Sole 24 Ore del 21 ottobre 2009



