Mancata nomina di D’Alema
Pubblicato il 23 novembre 2009 | Nessun commento »
Dichiarazione di GIANLUCA SUSTA (PD)
VICE PRESIDENTE DELL’ALLEANZA PROGRESSISTA
DEI SOCIALISTI E DEMOCRATICI AL PARLAMENTO EUROPEO
Dispiace che qualcuno si sia accorto della subalternità ai Capi di Stato e di Governo socialisti del PSE e del Gruppo al Parlamento Europeo solo a causa della mancata nomina di Massimo D’Alema. E’ quello che è avvenuto sul voto a Barroso, sulla direttiva rimpatri, su tanti provvedimenti concreti e oggi sulle nomine al vertice dell’Unione.
E’ l’unica scelta possibile per chi antepone l’unità della “famiglia” ad una chiara, intransigente, difficile scelta europeista di stampo comunitario e non intergovernativo, di chi non vuole camminare sulla strada del federalismo europeo, unico vero spartiacque tra conservatori e progressisti nel XXI secolo. Il PD paga oggi le ambiguità che sulla questione europea lo hanno accompagnato fin dalla sua costituzione, non risolta dalle decisioni di giugno, e che rendono assai deboli le provocazioni di Rutelli. Altrettanto deboli però – lo dico senza polemica – sono le reazioni di Sassoli e di Pittella. Nonostante la nostra buona volontà, il Gruppo parlamentare, tranne il nome, poco o nulla ha mutato delle precedenti liturgie, è “organicamente” legato al PSE e la crisi di quest’ultimo non gli consente di assumere una posizione unitaria su nessuna delle questioni strategiche dell’Unione Europea. D’Alema ha pagato questa situazione oggettiva, non il “tradimento” di Schulz! Quella che doveva essere una nuova ALLEANZA PROGRESSISTA altro non è – almeno nella concezione di tutte le altre 26 delegazioni e del vertice amministrativo e politico del Gruppo, Schulz in testa – che il vecchio Gruppo “allargato” alla delegazione italiana del PD, la cui consistenza ben ha giustificato per molti il “sacrificio” del cambiamento di nome. Ci siamo illusi che potesse essere diverso, che le “fumisterie” (la “federazione”; il “patto federativo”; l’ “autonomia delle componenti” ecc.) della politica italiana potessero aiutarci a risolvere un problema difficilmente risolvibile. Occorre prendere atto che in Europa la politica è ancora organizzata sulle grande famiglie del ‘900 e che è impensabile modificare nel breve periodo questa realtà. Questa situazione, tuttavia, rende assai difficile a coloro che non provengono dalla storia socialista e della sinistra di esprimere appieno la propria visione dell’Europa, del suo ruolo nel mondo, del rapporto tra competitività e coesione sociale. Paradossalmente (ma non poi così tanto!) l’azione dei Democratici italiani era più libera ed efficace nella passata legislatura, quando svolgevano nel PSE e nell’ALDE una convergente azione di “avanguardia”, che non oggi quando la stessa risulta essere penalizzata dalle mediazioni che la filiera Capi di Governo socialisti – PSE – Gruppo impone. Il PD è nato come partito plurale in una particolare contingenza storica del nostro Paese; dobbiamo prendere atto che in Europa le cose sono molto diverse che in Italia e che la pluralità – che per noi è (o almeno spero ancora che lo sia) una ricchezza – in Europa e nel Gruppo al PE – al massimo è ritenuta un’appendice. Occorre uscire da queste ambiguità, a costo di scelte difficili, anche personali (almeno per quanto mi riguarda), a maggior ragione mentre sta per entrare in vigore il Trattato di Lisbona che ci costringerà ad un “cambio di marcia” che non potrà non avere conseguenze anche sul piano dell’organizzazione politica.
On. Gianluca SUSTA
Vice Presidente ASDE
(Alleanza Progressista dei
Socialisti e Democratici)
Europarlamentare
PD Piemonte
Vice Presidente ASDE
(Alleanza Progressista dei
Socialisti e Democratici)
Europarlamentare
PD Piemonte


