L’UE e la crisi greca: nuovo slancio e nuovi strumenti per un’Europa ambiziosa
Pubblicato il 15 aprile 2010 | Nessun commento »
L’esito del recente Consiglio europeo di fine marzo non risponde né alle ambizioni della nuova Europa, né agli impegni connessi all’adozione di una moneta unica europea. Come ho avuto modo di affermare in occasione del dibattito che si è tenuto in Aula a Bruxelles mercoledì 7 aprile, non sono assolutamente convinto delle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo perché assistiamo a un affievolirsi, in alcuni protagonisti della storia contemporanea europea, dell’ideale e del metodo comunitario. Ed è questo che deve preoccupare di più, anche alla luce di quanto accade oggi nel mondo.
La vicenda greca è certamente un paradigma di quello che l’Europa dovrebbe essere, ma in realtà non è ancora. Perciò chiediamo alla Commissione europea e al Presidente del Consiglio, di assumere una forte iniziativa politica, un’iniziativa legislativa: la Commissione deve dettare l’agenda e il Consiglio deve fare in modo che noi non si vada al traino di governi che, troppo spesso, sono arrestati nella loro forza, nella loro incisività, dalle questioni elettorali imminenti – ieri in Francia e in Italia, domani nel Regno Unito e in Germania – che paralizzano l’azione dei governi.
Nell’attuale contesto politico ed economico, occorre che le istituzioni europee non si limitino a svolgere la parte dei facilitatori, ma è necessario che assumano il ruolo di trascinatori di questa Europa. Non basta più indicare gli obiettivi, bisogna ora creare strumenti efficaci. Sugli obiettivi oggi concordiamo, come del resto ieri concordavamo sulla strategia di Lisbona.
Ma quali sono gli strumenti? Vogliamo arrivare a un bilancio federale – e chiamarlo così – che sia almeno il 2 per cento del PIL? Vogliamo mettere in campo gli eurobond, gli investimenti, i titoli pubblici europei, per poter rafforzare politicamente questa Europa, senza la quale non andiamo da nessuna parte?
In buona sostanza, noi abbiamo bisogno di capire se riusciamo a definire la nuova Europa e se riusciamo a definire – attraverso un nuovo rapporto tra le forze politiche europee all’interno di questo Parlamento e fuori – il vero discrimine, il vero confine che c’è nell’Europa di oggi tra conservatori e progressisti, tra chi vuole un’Europa più integrata politicamente e chi vuole invece solo un grande mercato allargato.
Gianluca Susta



