La nuova Europa alla prova della crisi

Gianluca Susta è intervenuto in plenaria a Bruxelles mercoledì 7 aprile 2010 in occasione del dibattito straordinario sulle conclusioni del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo e sulle soluzioni trovate dai Governi europei per risolvere la crisi greca e assicurare la stabilità finanziaria della zona euro. Il dibattito è stato aperto dall’intervento del Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy.

Di seguito l’intervento integrale ed il video:

 

Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con interesse l’introduzione del Presidente del Consiglio e del Vicepresidente della Commissione e devo dire che non sono convinto delle conclusioni.

Non sono convinto delle conclusioni del Consiglio europeo di marzo perché assistiamo a un affievolirsi, in alcuni protagonisti della storia contemporanea europea, dell’ideale e del metodo comunitario. Ed è questo che ci preoccupa alla luce di quanto accade nel mondo, anzi, per certi aspetti ci inquieta.

La vicenda greca è solo un paradigma di quello che l’Europa dovrebbe essere, ma in realtà non è ancora. E allora noi chiediamo alla Commissione europea, al Vicepresidente, che qui rappresenta il Presidente, e al Presidente del Consiglio, di assumere una forte iniziativa politica, un’iniziativa legislativa: la Commissione deve dettare l’agenda e il Consiglio deve fare in modo che noi non si vada al traino di governi che troppo spesso sono arrestati nella loro forza, nella loro incisività, dalle questioni elettorali imminenti – ieri in Francia e in Italia, domani nel Regno Unito e in Germania – che paralizzano l’azione dei governi.

C’è bisogno di un ruolo non solo di facilitatore, signor Presidente, ma di trascinatore di questa Europa e noi facciamo appello alla sua sensibilità democratica ed europeista perché questo nuovo slancio sia foriero di bene per questa Europa. Non basta più indicare gli obiettivi, bisogna indicare gli strumenti. Sugli obiettivi concordiamo, come concordavamo sulla strategia di Lisbona.

Ma quali sono gli strumenti? Vogliamo arrivare a un bilancio federale – e chiamarlo così – che sia almeno il 2 per cento del PIL? Vogliamo mettere in campo gli eurobond, gli investimenti, i titoli pubblici europei, per poter rafforzare politicamente questa Europa, senza la quale non andiamo da nessuna parte?

In buona sostanza, noi abbiamo bisogno di capire se riusciamo a definire la nuova Europa e se riusciamo a definire – attraverso un nuovo rapporto tra le forze politiche europee all’interno di questo Parlamento e fuori – il vero discrimine, il vero confine che c’è nell’Europa di oggi tra conservatori e progressisti, tra chi vuole un’Europa più integrata politicamente e chi vuole invece solo un grande mercato allargato.

Gianluca  Susta

 

Guarda il video dell’intervento

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