Quando suona la campana

Pubblichiamo l’articolo di Enrico Letta su Europa del 1 ottobre 2008 sulla crisi economica.

Scarica il pdf dell’articolo: europa1-10-08letta

Il PD conquisti l’elettorato moderno

Il dibattito sulle future alleanze in vista delle amministrative del 2009 mi pare eccessivamente ‘geometrico’ e molto poco ‘politico‘.

Le ultime elezioni hanno dimostrato l’incapacità del PD di attrarre consensi ‘al centro’ e – si sa – nelle contemporanee società complesse un partito che non sappia interpretare i bisogni e le aspirazioni anche dei ceti medi produttivi spinge questi ultimi nelle braccia della destra – colbertiana, tatcheriana o nazionalista che sia – ed è destinato a perdere. Ecco perché ogni nostalgia per ‘l’Unione’ è semplicemente suicida.

Questo limite della ‘sinistra’ e, quindi, anche del PD, non si supera, nel contingente, ‘alleandosi con l’UDC’; anzi un’alleanza fin dal primo turno con l’UDC potrebbe allontanare dal PD pezzi dell’elettorato di sinistra o spingere ampie fasce di elettori UDC nelle braccia di Berlusconi.
E’ innanzitutto il PD che deve saper offrire programmi affidabili e uomini credibili anche per l’elettorato moderato. Il saper interpretare queste esigenze, senza perdere il consenso tra i ceti popolari, tra i giovani, tra gli intellettuali (che sono l’elettorato ‘naturale’ di una forza riformista), è la grande scommessa di un PD davvero ‘plurale‘ che non voglia chiudersi solo nella storia della tradizione ‘socialista‘ della sinistra italiana.

Per questo il PD non deve commettere l’errore di voler chiudere ovunque la ‘partita‘ del confronto elettorale amministrativo della primavera prossima al primo turno; deve invece sfruttare tutte le potenzialità del ‘doppio turno’ per ampliare le alleanze nei ballottaggi, ma solo dopo aver misurato la propria vera forza e avere chiaramente indicato i contenuti programmatici della propria proposta di governo”.

On. Gianluca SUSTA
Deputato al Parlamento Europeo
Vicecapogruppo dei Liberaldemocratici al Parlamento Europeo
e membro della Direzione nazionale del PD

Quale opposizione?

E’ possibile una “terza via” tra l’opposizione forcaiola degli indomiti giustizialisti che hanno in Piazza Navona la loro mitica “Isola di Wight” e il balbettio che esce dalla bocca di molti dirigenti del PD? E’ possibile contemporaneamente dire che quella di Berlusconi e c. è una vera e propria svolta autoritaria e che, comunque, se si vogliono fare le riforme utili al Paese dopo 15 anni di improduttiva “traversata nel deserto”, occorre concordarle con il vero “padrone” della destra italiana? Non l’hanno capito i Flores d’Arcais, i Travaglio, le Guzzanti, i Di Pietro (per non parlare di Beppe Grillo) che di girotondi, appelli alla resistenza, criminalizzazione di tutti gli avversari, questo Paese, la gente vera, in carne ossa, che non piglia cachet da capogiro, indennità più che discrete e non ha lauti contratti televisivi non ne può più?

C’è bisogno di sobrietà, di rigore, di moderazione e di radicalità.

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TRA PADRI E FIGLI

TRA PADRI E FIGLI  (luglio ’07)

di Gianluca Susta
 
C’è una cosa che è stucchevole nel dibattito di questi giorni sulle pensioni e cioè l’atteggiamento di larga parte del mondo sindacale nel non voler capire che un tutto sommato piccolo sacrificio dei genitori oggi aiuta – e di molto! – i loro figli un domani.
Se c’era una cosa che, nella loro severità, nella loro durezza, contraddistingueva la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni rispetto a noi, era l’assoluta subalternità dei loro interessi personali e delle loro esigenze di “qualità della vita” rispetto a quella dei loro figli.
Per comprare la casa; per farci studiare; per renderci meno difficile l’accesso agli studi non facevano le vacanze; facevano quindici giorni di ferie (a casa, nell’orto, nei campi) all’anno; si sobbarcavano decine di km. di auto, bus o treno al giorno. E noi che abbiamo, se non tutto, sicuramente molto non accettiamo di lavorare un anno o due in più pur di permettere ai nostri figli di poter un giorno godere di una pensione.
Viviamo in una terra in cui sappiamo cosa sia il lavoro in fabbrica; tutti ci rendiamo conto – perchè l’abbiamo “toccato” – che cosa voglia dire lavorare in una filatura a 40° con il 90% di umidità in estate; ma tutto ciò non ha impedito a molti di lavorare in fabbrica comunque fino a 60 anni e il sabato e la domenica pure nell’orto o nella vigna perchè risparmiare sulla verdura, sul vino o grazie al  pollaio era la condizione per mandare i figli all’università.
Certo, il mondo va avanti e certi sacrifici sarebbero oggi profondamente ingiusti, soprattutto alla luce delle esigenze dei giovani di oggi. Ma c’è un giusto mezzo? Si può ragionevolmente sostenere che in Europa i “lavori usuranti” vi siano solo in Italia? E si può ragionevolmente sostenere che Germania, Danimarca, Olanda o Francia siano Paesi “sfruttatori”?
No! Non possiamo sostenerelo! E allora dobbiamo alzare l’età pensionabile, con gradualità, ma anche in fretta, prevedendo – semmai! – dei periodi “sabbatici” durante la carriera lavorativa delle persone che le rimotivino e le “stacchino” dall’usura della quotidianità.
Solo così ricreeremo le condizioni per un “patto intergenerazionale” vero; quel “patto” che da che mondo è mondo, seppur in forme diverse, ha permesso ai “padri” di lavorare sempre – dico sempre!
-         salvo oggi, per il miglioramento delle condizioni di vita dei figli.
Gianluca Susta

TRA PADRI E FIGLI

TRA PADRI E FIGLI  (luglio ’07)

di Gianluca Susta
 
C’è una cosa che è stucchevole nel dibattito di questi giorni sulle pensioni e cioè l’atteggiamento di larga parte del mondo sindacale nel non voler capire che un tutto sommato piccolo sacrificio dei genitori oggi aiuta – e di molto! – i loro figli un domani.
Se c’era una cosa che, nella loro severità, nella loro durezza, contraddistingueva la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni rispetto a noi, era l’assoluta subalternità dei loro interessi personali e delle loro esigenze di “qualità della vita” rispetto a quella dei loro figli.
Per comprare la casa; per farci studiare; per renderci meno difficile l’accesso agli studi non facevano le vacanze; facevano quindici giorni di ferie (a casa, nell’orto, nei campi) all’anno; si sobbarcavano decine di km. di auto, bus o treno al giorno. E noi che abbiamo, se non tutto, sicuramente molto non accettiamo di lavorare un anno o due in più pur di permettere ai nostri figli di poter un giorno godere di una pensione.
Viviamo in una terra in cui sappiamo cosa sia il lavoro in fabbrica; tutti ci rendiamo conto – perchè l’abbiamo “toccato” – che cosa voglia dire lavorare in una filatura a 40° con il 90% di umidità in estate; ma tutto ciò non ha impedito a molti di lavorare in fabbrica comunque fino a 60 anni e il sabato e la domenica pure nell’orto o nella vigna perchè risparmiare sulla verdura, sul vino o grazie al  pollaio era la condizione per mandare i figli all’università.
Certo, il mondo va avanti e certi sacrifici sarebbero oggi profondamente ingiusti, soprattutto alla luce delle esigenze dei giovani di oggi. Ma c’è un giusto mezzo? Si può ragionevolmente sostenere che in Europa i “lavori usuranti” vi siano solo in Italia? E si può ragionevolmente sostenere che Germania, Danimarca, Olanda o Francia siano Paesi “sfruttatori”?
No! Non possiamo sostenerelo! E allora dobbiamo alzare l’età pensionabile, con gradualità, ma anche in fretta, prevedendo – semmai! – dei periodi “sabbatici” durante la carriera lavorativa delle persone che le rimotivino e le “stacchino” dall’usura della quotidianità.
Solo così ricreeremo le condizioni per un “patto intergenerazionale” vero; quel “patto” che da che mondo è mondo, seppur in forme diverse, ha permesso ai “padri” di lavorare sempre – dico sempre!
-         salvo oggi, per il miglioramento delle condizioni di vita dei figli.
Gianluca Susta

PACS O NON PACS

 

PACS o non PACS? Sono sempre stato d’accordo sull’estensione di alcuni diritti civili e sociali ai "conviventi" fin da quando – più di 25 anni fa – il Pretore di Monza riconobbe al "convivente" more uxorio (c’era scritto così) deceduto il diritto di subentrare nel contratto di locazione. Ma l’estensione di alcuni diritti civili e sociali (eredità, abitazione, permessi per cure e assistenza, reversibilità della pensione, ecc. ecc.) a persone legate da vincoli affettivi (omo o eterosessuali poco importa) sono una cosa, l’unione civile è oggettivamente un’altra cosa. Quale differenza reale ci sarebbe tra il matrimonio previsto dalla Costituzione (e su cui si fonda "la famiglia" quale "società naturale fondata sul matrimonio") e l’unione civile, registrata all’anagrafe? La sola, peraltro importante, impossibilità di adottare? Ma visto che ormai si privilegia l’affidamento (che è consentita anche ai single) sull’adozione, nei fatti, quale differenza ci sarebbe? Nella Costituzione c’è un’ "architrave": l’ art. 2 che riconosce e garantisce i diritti fondamentali della persona umana "come singolo" e come componente "delle formazioni sociali" in cui la persona sviluppa la sua personalità; gli articoli seguenti, poi, individuano le principali formazioni sociali: gli enti locali, le comunità religiose, le organizzazioni sociali, la famiglia, vale a dire i cosiddetti "corpi intermedi tra cittadino e Stato". Mi si spiega quale è la differenza ci sarà tra la "famiglia" e l’ "unione civile" una volta che si fa rientrare quest’ultima tra le formazioni sociali? Mi dicono Prodi e la maggioranza, in cui pure mi riconosco, se è prevista, contestualmente all’introduzione della registrazione delle unioni civili una legislazione "premiale" per chi davanti allo Stato (e non davanti a Dio) prende l’impegno per una relazione duratura, la cui stabilità è anche utile allo Stato stesso e premiata dalla Costituzione? Se estendiamo i diritti no problem! mettiamoci solo d’accordo su quali! Se istituiamo il registro delle "Unioni civili" fateci capire in che cosa si differenzia la tutela della famiglia da quella dei PACS. Nel programma dell’Unione c’è l’estensione dei diritti, non l’istituzione di un nuovo modello di convivenza rispetto alla famiglia, "costituzionalmente" e non "religiosamente" intesa!

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Ho letto le esternazioni di Rondi e Pozzi. Non andiamo lontano con queste accuse alla classe politica locale. Dispiace che persone intelligenti e dalla storia cristallina non distinguano le bufale dalle opportunità. Quella del "peduncolo" era una bufala e purtroppo continuano a credere che fosse una verità che "i comunisti" hanno respinto. Anch’io ci ero cascato nel 2002, ma quando ho potuto andare a mettere il naso nelle carte, a Torino e a Roma, ho scoperto che….non c’era nulla! Non mi credete? Pensate che voglia calunniare qualcuno? Querelatemi! Non mi trincererò dietro all’insindacabilità dell’opinione di un parlamentare. Non c’era nulla di concreto! Soprattutto, caro Pozzi e caro Ermanno, non c’erano i soldi e non c’era il bando per indire la gara per la concessione della tratta! Quanto a Città Studi dove sta il problema? Faticosamente siamo arrivati a una revisione del corso di ingegneria e all’approvazione di Hi-Tex (anche per queste due cose non c’erano nè il progetto per l’una nè i soldi per l’altro). Su questo "i comunisti" che governano la Regione e la Provincia – mi dispiace – hanno raggiunto l’obbiettivo. Ma si sa quello che fanno "i comunisti" non conta………..
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Grazie Veronica! Anzi, scusi: grazie Signora Lario Berlusconi! Quello che ha scritto su "La Repubblica" di oggi è il più grande scritto antiberlusconiano, ma civile, moderato, pacato, intelligente che sia stato scritto dalla famosa "discesa in campo". Se oltre 25 anni di convivenza non hanno "plagiato" Lei, Signora Veronica, al punto di permetterle di scrivere tutto ciò, possiamo sperare che anche il popolo italiano prima o poi si redima del tutto. Speriamo solo che il "cattolicissimo" capo della destra non si appresti, in nome della tradizione, di Dio, della Patria e della Famiglia a fare…….un secondo divorzio……

 

 

Pensieri

 

Edoardo Sanguinetti, candidato Sindaco di Genova per conto della sinistra radicale, ha sostenuto che "i ragazzi di Tienammen nel 1989 avevano in testa solo la Coca-Cola"; che "L’odio di classe è rigeneratore" ed altre amenità del genere. Se le aggiungiamo a quelle quotidiane sulla TAV e sulle pensioni; su Hezbollah e Hamas; sul ritiro dall’Afghanistan o sulla base di Vicenza di Rizzo, Diliberto, Pecorario Scanio e "quant’altri" mi chiedo come non ci si possa chiedere nelle alte sfere del (futuro?) Partito Democratico quanto possa reggere una coalizione siffatta. Alternative? Basta guardare a Francia, Gran Bretagna, Germania. In forme diverse le "regole" sono tali che le ali estreme hanno il "diritto di tribuna", ma non quello di veto. Sarà così anche da noi un giorno? O solo il dirlo è pericoloso?
 
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Dopo Padre-Bush e figlio-Bush number one (W. George) avremo figlio-Bush numer two (Jeb)?
Non è che per caso c’è voglia di monarchia nella Grande America? In fondo anche Napoleone si incoronò "imperatore" dopo essere andato al vertice dello Stato secondo le regole repubblicane. E così pure Augusto nell’antica Roma e anche i Medici a Firenze (mutatis mutandis) andati alla guida del "Comune" lo trasformarono in "Signoria". A volte ritornano gli uomini come le loro debolezze. Il fatto è che Jeb Bush dopo gli altri due mi ricorderebbe solo la caricatura che di Napoleone ne faceva Renato Rascel (la ricordate?) nel suo varietà anni ’60. Il dramma è che in questo caso sarebbe vero e governerebbe la più grande nazione del mondo…….
 
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Regione, Provincia, Comune, Fondazione CRT e Compagnia San Paolo hanno stanziato 50 Mil. di Euro (quasi 100 miliardi di vecchie lire) per rifare il Museo Egizio a Torino. E’ troppo chiedere che tutti insieme – Comune, Provincia, Fondazione CRB – trovino 1 Mil. per completare l’allestimento del Museo del Territorio e favorirne il posizionamento tra le principali istituzioni culturali regionali?
 
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Ronzani e Valenti dicono no (per ora) al gruppo unico in Provincia e Comune tra DS e Margherita, nella comune prospettiva del gruppo unico. Stroscio, addirittura, contesta il progetto del PD (ma non era un dalemiano convinto?) e gli preferisce la "Federazione dell’Ulivo". Dicono che c’è il congresso (ed è vero); che bisogna discutere con la base (ed è ancora vero). Ma non sarà che è anche vero che i post-comunisti aspettano sempre il "giorno dopo" il via libera dei "Capi" e mai un giorno prima per decidere le grandi scelte? E se 13 anni fa avessimo aspettato noi i "Capi" del PPI prima di decidere che fare a Biella, loro avrebbero governato con noi questa Città per 13 anni?
 
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Ancora una volta a Biella si litiga per l’autostrada. Almeno una cosa Formica, presidente della To-MI, l’ha detta chiaramente sul fantomatico "peduncolo": c’era il progetto, ma non c’erano i soldi. Ma la fregatura sta proprio qua. I Sindaci – io per primo – diedero il consenso alla Provincia proprio perchè, con la Regione, ci disse che "era fatta", "che sarebbe partito entro un anno", ecc.ecc.. Una bufala gigantesca, mediaticamente però venduta benissimo! Non c’erano i soldi; non c’era l’accordo con Vercelli e non c’era (caro Formica…..) una norma che consentisse alla To-MI di fare l’opera senza partecipare a una gara per la concessione. In poche parole c’era solo un tracciato (o poco più) su un pezzo di carta e l’inserimento nelle procedure veloci della "Legge obiettivo" (ma senza soldi, quindi…..). Visto che è così perchè allora opporsi al ritorno della preferenza – come si sta facendo – su Santhià, che fino al 1998 era una scelta condivisa DA TUTTI, UIB in primis? E se non è possibile nè Carisio, nè Santhià perchè non riprendere l’idea – almeno! – di una radicale ristrutturazione della Trossi fino a Carisio? Quando si dice che "il meglio è nemico del bene"……

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