Mr. PESC: soddisfazione per sostegno S&D a D’Alema

“Esprimiamo profonda soddisfazione perché all’unanimità, nella riunione di oggi alla presenza di Poul Nyrup Rasmussen, il Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo insieme alla famiglia socialista europea, hanno scelto di sostenere Massimo  D’Alema per la carica di Mr PESC”.  

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Pd, Susta: meglio coltivare “coraggiosa” minoranza organizzata

(ANSA) – TORINO, 9 NOV – La decisione di Vernetti di lasciare il Pd “non mi ha sorpreso e condivido gran parte della sua analisi”. Lo afferma l’europarlamentare Gianluca Susta.

 

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La sentenza della Corte di Strasburgo non ha niente a che vedere con l’UE

“Anche riletto il giorno dopo, il pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si rivela per noi non giusto e non condivisibile” Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Parlamento Europeo Silvia Costa, Patrizia Toia e Gianluca Susta, che già ieri appena appresa la notizia avevano in merito preso posizione.

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Crocifisso: no a guerre sui simboli

“Di tutto abbiamo bisogno salvo che di nuove guerre sui simboli religiosi”. Lo dichiarano in una nota congiunta gli europarlamentari del Pd Silvia Costa, Patrizia Toia e Gianluca Susta in merito alla sentenza della Corte di Strasburgo secondo cui la presenza del Crocefisso nelle aule costituisce una violazione del diritto dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni.

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Il sistema-Paese alla prova dell’Ue

BRUXELLES – È da anni un giro sulle montagne russe, il rapporto fra Italia e Unione Europea. Con un punto più basso: la lite continua sull’immigrazione, intessuta di diffidenza reciproca. E con punti più alti, da cui (forse) si vede lontano: tutte le volte in cui eurodeputati italiani della maggioranza e dell’opposizione hanno votato insieme su un tema «forte». Gli uni, e gli altri, non se ne vergognano: «Per esempio, la battaglia per gli eurobond ha visto uniti il popolare Mauro e il socialista Pittella – ricorda Gianluca Susta, Pd, vicepresidente dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici – e una convergenza importante c’è stata sul finanziamento delle grandi reti energetiche. Anche sulle politiche della competitività industriale, sulla difesa del made in Italy o sulla lotta alle contraffazioni, abbiamo votato in modo unitario. Abbiamo dimostrato di esserci come sistema-Italia». Ma poi, scoccano altre scintille: Berlusconi che striglia i portavoce Ue, Strasburgo che discute in Aula la libertà di stampa in Italia. Parigi, Berlino, e Londra assistono in silenzio.

L’Italia è fra le nazioni «madri» della Ue. E dopo il «sì» irlandese al Trattato di Lisbona, la Ue sta per rifondarsi. Se c’è un momento per ritrovare un posto di prima fila, è questo. Anche perché l’Europa dovrà confrontarsi subito – sul clima e tutto il resto – con la Cina, gli Usa, la Russia. Bruxelles sa che «locomotive» come la Germania o la Gran Bretagna non gradiscono comprimari, ma sa anche che l’Italia può essere un mediatore prezioso: magari nei confronti della Russia, fuori dalla Ue, e nei confronti dei Paesi dell’Est, al suo interno.

È anche una questione di uomini. I commissari Ue italiani, come ieri Mario Monti, Romano Prodi o Franco Frattini, e oggi Antonio Tajani, hanno sempre avuto un’immagine «bi-partisan» e lasciato buoni ricordi: lontani da figure controverse – e di «lobbies» – come l’irlandese Charles McCreevy o il tedesco Gunther Verheugen. Eppure, pochi Paesi hanno avuto tante frizioni con Bruxelles come il nostro. A torto o a ragione, così è stato. «Sul pacchetto clima, abbiamo giocato al ribasso, prendendo bacchettate da Sarkozy e Merkel – dice ancora Gianluca Susta -. Ci sono luci e ombre, ecco la verità. E la difficoltà a fare sistema dipende dall’attuale governo che ideologizza tutto: questo, in Europa, ci isola. Ma guardiamo avanti: speriamo che in futuro tornino sintonie alte, su grandi questioni». Dalla sponda opposta, il cattolico Mario Mauro del Ppe ha anch’egli i suoi ricordi buoni: «Ad esempio, per me fu molto bello quando Berlusconi sostenne l’importanza della candidatura Prodi alla Commissione. Una grande lezione». Poi, i ricordi meno buoni: «Sì, c’è stato in passato il problema dell’assenteismo fra gli italiani. Ma abbiamo anche avuto presenze intense, e significative per serietà e dedizione: cito solo due nomi fra tanti, Napolitano e Sacconi».

Su vari progetti futuri si potrà riaffermare il sistema Italia, dice ancora Mauro: «Come l’impostazione del sistema produttivo delle Pmi, le piccole e medie imprese. Lo è un’impresa italiana su 4, e sono Pmi il 99,8% di tutte le aziende Ue: l’Italia, che ha assorbito meglio di altri Paesi la crisi, può essere leader nel proporre la ricetta europea per uscirne». Si torna sempre lì, alla certezza o all’illusione di una specificità tutta italiana nella Ue: «Che c’è, sì – conclude Mauro – da De Gasperi in poi, abbiamo partecipato al progetto europeo gettando il cuore oltre l’ostacolo, senza chiedere nulla in cambio. Anche sull’immigrazione: dopo aver consentito alla migrazione epocale dall’Est Europa nei pochi Paesi allora membri della Ue, è giusto che anche l’ondata dall’Africa venga distribuita nei 27 membri attuali della Ue. Qui l’Italia può esser la leader del dialogo multiculturale, può giocarvi l’umanesimo profondo di cui gronda tutta la sua esperienza. Questo non ce lo toglie nessuno, è un patrimonio della nostra storia».

Luigi Offeddu

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Susta: “Per l’auto serve un grande piano comune europeo. No al protezionismo di stato”

“La difesa del nostro tessuto produttivo rappresentato dall’industria manifatturiera europea resta una delle principali modalità per rilanciare l’economia e, quindi, l’occupazione in Europa. Guai, però, se i Paesi membri, invece di concordare una strategia comune competitiva e socialmente coraggiosa nel mondo globale, scelgono strade neonazionaliste, che alterano la concorrenza interna, chiudono di fatto i mercati, creando squilibri e, quindi, producendo ingiustizie.

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UE: Barroso 2

(ANSA) – BRUXELLES, 9 SET – La delegazione del Pd all’Europarlamento voterà contro “all’unanimità” quando l’euroassemblea si pronuncerà sul rinnovo del mandato di José Manuel Durao Barroso alla presidenza della Commissione Ue. Lo ha indicato il capo della delegazione David Sassoli al termine dell’incontro dello stesso Barroso con il gruppo dei Socialisti e Democratici europei.

Il vicepresidente del gruppo, Gianluca Susta, ha sottolineato che l’audizione di questa mattina non ha affatto contribuito a dissipare le numerose perplessità sulle proposte programmatiche di Barroso. “Ad oggi – ha sottolineato – non vedo le condizioni per un voto favorevole a Barroso”. Susta ha quindi osservato che il gruppo messo insieme deciderà quale posizione assumere in una riunione martedì prossimo.

Secondo quanto hanno riferito alcuni partecipanti alla riunione di questa mattina, a schierarsi con Barroso sarebbero le delegazioni dei Socialisti e Democratici di Portogallo, Spagna e Gran Bretagna, i cui premier hanno dato il loro sostegno formale alla ricandidatura dell’attuale presidente della Commissione Ue. Perplessità notevoli invece ci sarebbero nelle file dei francesi e dei tedeschi.(ANSA).

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