IL PARLAMENTO EUROPEO ED IL MADE IN

03.09.2007                                                                                  0075/2007
DICHIARAZIONE SCRITTA SUL MARCHIO D’ORIGINE 
Il Parlamento europeo

–    vista la propria risoluzione sul marchio di origine (P6_TA(2006)0325),
–    visto l’articolo 116 del proprio regolamento,

A.  considerando che l’Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l’informazione sull’origine delle merci è un elemento fondamentale,
B.   considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell’origine delle merci importate nell’Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori,
C.  considerando che l’Agenda di Lisbona dell’Unione europea mira a rafforzare l’economia UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell’Unione stessa,
D.  considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell’Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine,
1.   ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che false indicazioni sull’origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, in linea con un’equa agenda commerciale;
2.   sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio volto a introdurre l’indicazione obbligatoria del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi nell’Unione europea;
3.   invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale proposta nell’interesse dei consumatori, dell’industria e della competitività nell’Unione europea;
4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l’indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.
 


 

 
Risoluzione del Parlamento europeo sul marchio di origine 
Risoluzione presentata da Gianluca Susta e Johan Van Hecke a nome del gruppo ALDE…. 


Il Parlamento europeo,
–    visto il regolamento (CE) n. 980/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005, relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate[1],
–    vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno[2],
–    visto l’articolo IX e l’articolo XXIV, paragrafo 5, dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) del 1994,
–    vista la propria risoluzione del 13 ottobre 2005 sulle prospettive per le relazioni commerciali tra l’UE e la Cina[3],
–    visto il regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario[4] e il regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni di applicazione fra cui le norme di origine non preferenziale[5],
–    visto il regolamento (CEE) n. 918/83 del Consiglio, del 28 marzo 1983, relativo alla fissazione del regime comunitario delle franchigie doganali[6],
–    vista la Comunicazione della Commissione su "Il futuro del settore tessile e dell’abbigliamento nell’Unione europea allargata" (COM(2003)0649),
–    visto l’articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,
A.  considerando che l’Unione europea non dispone per il momento di disposizioni armonizzate o pratiche uniformi sul marchio di origine nell’UE e che le disparità fra le regolamentazioni in vigore negli Stati membri nonché l’assenza di regole chiare in materia a livello comunitario comportano una frammentazione del quadro giuridico,
B.   considerando che sono vietate le misure nazionali che impongono un marchio d’origine obbligatorio sulle merci importate da altri Stati membri mentre non esistono limitazioni analoghe sul marchio d’origine obbligatorio per le merci importate da paesi terzi,
C.  considerando che, con l’agenda di Lisbona, l’UE si è posta l’obiettivo di rafforzare l’economia europea, anche migliorando la competitività dell’industria europea nell’economia mondiale; che per talune categorie di beni di consumo la competitività può consistere nel fatto che la loro produzione nell’UE è sinonimo di qualità ed elevate norme di produzione,
D.  considerando che il marchio d’origine avrebbe lo scopo di permettere ai consumatori europei di essere pienamente consapevoli del paese d’origine dei prodotti che acquistano; che i consumatori sarebbero quindi in grado di identificare tali prodotti con le norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate a tale paese,
E.   considerando che la proposta di introdurre nell’UE un sistema obbligatorio d’indicazione del paese d’origine è circoscritta a un numero limitato di prodotti importati, quali tessili, gioielleria, abbigliamento, calzature, pelletteria, lampade e impianti d’illuminazione, articoli in vetro, ceramica e borse, per i quali in requisito "made in" fornisce informazioni essenziali e preziose ai fini della scelta del consumatore finale,
F.   considerando che alcuni dei maggiori partner commerciali dell’UE, come gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e il Canada, hanno introdotto il marchio d’origine obbligatorio,
G.  considerando l’importanza di assicurare parità di condizioni con i suddetti partner commerciali,
H.  considerando che una maggiore presa di coscienza dei consumatori, avente come conseguenza una maggiore attrattiva dei prodotti dell’UE, potrebbe avvantaggiare soprattutto le PMI e i settori esposti alla concorrenza globale,
I.    considerando che l’Accordo quadro interistituzionale, del 26 maggio 2005, tra il Parlamento europeo e la Commissione obbliga la Commissione a tener pienamente e puntualmente informato il Parlamento delle sue proposte legislative,
1.   prende atto della proposta di regolamento del Consiglio relativo all’indicazione obbligatoria del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi nell’Unione europea ("marchio d’origine");
2.   deplora che, nonostante la piena consapevolezza della Commissione e del Consiglio dell’importanza che annette il Parlamento al marchio d’origine, la Commissione non gli abbia trasmesso il regolamento proposto neppure per conoscenza; è consapevole che la proposta in questione non prevede legalmente la consultazione del Parlamento; ribadisce, tuttavia, che esso dovrebbe sempre avere la possibilità di pronunciarsi tempestivamente su qualsiasi iniziativa importante avviata dalle altre istituzioni comunitarie;
3.   insiste sull’obbligo che incombe alla Commissione di assicurare la partecipazione del Parlamento, in conformità al summenzionato Accordo quadro interistituzionale, in modo tale da poter tener conto per quanto possibile del suo parere;
4.   invita la Commissione e il Consiglio a informare il Parlamento senza indugio dei risultati di ulteriori valutazioni d’impatto e analisi giuridiche effettuate, in particolare per quanto riguarda le presunte incoerenze della proposta di regolamento rispetto alla legislazione comunitaria vigente e alle norme dell’OMC;
5.   invita la Commissione e il Consiglio a privilegiare in modo particolare la promozione dell’immagine dell’industria europea all’interno e all’esterno della Comunità, salvaguardandone l’identità e le specificità e adoperandosi affinché la buona reputazione di cui gode in generale l’industria comunitaria e l’immagine e l’attrattiva dei prodotti dell’UE ad alto valore non siano offuscate da indicazioni d’origine imprecise o fuorvianti;
6.   sottolinea che la protezione dei consumatori presuppone norme commerciali trasparenti e coerenti, inclusa, tra l’altro, l’indicazione di origine;
7.   invita la Commissione e il Consiglio a compiere tutti i passi necessari per assicurare parità di condizioni con i partner commerciali che hanno applicato le disposizioni in materia di marchio d’origine;
8.   invita la Commissione e il Consiglio a porre in essere un’adeguata sorveglianza doganale e a istituire opportuni meccanismi d’esecuzione;
9.   esorta gli Stati membri a mantenere una coerente strategia comunitaria in questo settore per consentire ai consumatori dell’UE di ricevere informazioni più complete e accurate;
10. incoraggia la Commissione ad intervenire con forza, insieme agli Stati membri, per difendere i diritti e le aspettative legittimi dei consumatori ogni qualvolta sussista la prova di contraffazioni e/o dell’impiego di marchi d’origine fraudolenti o fuorvianti da parte di produttori e importatori non appartenenti all’UE;
11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.



[1] GU L 169 del 30.6.2005, pag. 1.
[2] GU L 149 dell’11.6.2005, pag. 22.
[3] Testi approvati, P6_TA(2005)0381.
[4] GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.
[5] GU L 253 dell’11.10.1993, pag. 1.
[6] GU L 105 del 23.4.1983, pag. 1.

 

L’IMPEGNO DI SUSTA SU L’ANTIDUMPING E LA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

Escluse esenzioni sull’antidumping
da Bruxelles Sabina Pignataro 
6 novembre 2007
ItaliaOggi
 
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Precisazioni della Ue in merito al piano
Non ci sarà nessuna immunità dalle misure antidumping per le imprese che delocalizzano. Parola del commissario Ue al commercio, Peter Mandelson, che nelle prossime settimane presenterà il suo piano antidumping all’esecutivo europeo. Attraverso il suo portavoce Mandelson ha respinto così le critiche piovute negli ultimi giorni su quella che, secondo indiscrezioni, sarebbe la sua strategia per rendere più efficaci gli strumenti per la difesa commerciale delle vendite sotto costo. Nel nostro paese (ma anche in Francia e Germania) si punta il dito soprattutto sull’eventuale norma che esenterebbe dai dazi quelle imprese manifatturiere che per ragioni di costi delocalizzano le loro produzioni in paesi terzi, introducendo poi i prodotti finiti in Europa a prezzi molto più convenienti. Così, accusano i paesi mediterranei principali produttori di manufatti (Italia, Spagna e Francia in testa), significherebbe decretare la morte di migliaia di piccole e medie imprese che continuano a produrre nel proprio paese d’origine. Eppure nella bozza, ha sottolineato il portavoce del commissario Ue, «non si fa in alcun modo riferimento a esenzioni antidumping per nessun tipo di impresa, né il commissario intende avanzare proposte del genere». Lo spirito della proposta è invece quello di «fissare chiare ed efficaci linee guida» che la commissione dovrà mettere nero su bianco dopo aver consultato tutti gli stati membri. Ma, «se tali indiscrezioni dovessero essere confermate, la proposta sarebbe da respingere radicalmente», ha spiegato l’eurodeputato Gianluca Susta, capogruppo Dl-Margherita in Commissione commercio internazionale al Parlamento europeo, che ha contestato «l’eccessivo potere discrezionale da parte della Commissione Ue nell’individuazione del dumping, che verrebbe così sganciato da regole oggettive e inerenti i prezzi». Il risultato, ed ecco la seconda obiezione, sarebbe «un ulteriore incentivo alla delocalizzazione del manifatturiero europeo, compromettendo ulteriormente quel sistema di pmi a forte contenuto creativo». Insomma, per l’eurodeputato italiano, «si tratta di una proposta al ribasso, che anziché costringere le nostre imprese a innovare in termini di qualità, premia chi ha delocalizzato per puntare a una produzione sottocosto». «Se Mandelson dovesse mantenere le sue posizioni», conclude Susta, «in aula faremo di tutto per rispedire la proposta al mittente».
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Documento OGGI000020071106e3b60000l

 
 
COMMERCIO/ MANDELSON RISPONDE A CRITICHE SU RIFORMA ANTIDUMPING; Commissario Ue: "Non penso a esenzioni per chi delocalizza" 
5 novembre 2007
Apcom/TM News – General News Service
Italiano
Telecom Media News SpA Apcom

Bruxelles, 5 nov. (Apcom) –
Il portavoce del commissario europeo al commercio, Peter Mandelson, ha precisato, oggi a Bruxelles, che l’imminente revisione del sistema di difesa commerciale dell’Ue non comporterà esenzioni dalle norme antidumping per le imprese comunitarie che abbiano delocalizzato la produzione fuori dall’Europa. Il portavoce di Mandelson, Peter Power, ha definito ‘fuorvianti e inaccurati’ i resoconti di stampa, secondo i quali il commissario intenderebbe proporre delle nuove ‘linee guida’ in base alle quali l’Ue deciderebbe in futuro se, in quali casi e come applicare gli strumenti di difesa commerciale, tenendo conto di una interpretazione del cosiddetto ‘interesse comunitario’ particolarmente favorevole alle imprese europee ‘delocalizzate’.
Nel ‘documento di orientamento’ del commissario, che è stato già discusso con i suoi colleghi il 17 ottobre, "non c’è alcuna menzione, in nessun punto, di esenzioni dai dazi antidumping per nessuna impresa, ovunque sia situata, né Mandelson intende avanzare alcuna proposta simile", ha detto il portavoce.
La puntualizzazione arriva dopo le indiscrezioni comparse nei giorni scorsi su diversi organi di stampa (e in particolare sull’ultimo numero dello ‘Europaen Voice’) e le anticipazioni allarmate da parte di alcuni europarlamentari, come Gian Luca Susta (Margherita-Adle), e ministri dei paesi membri, come il ministro italiano del Commercio Emma Bonino.
Secondo un documento interno della Commissione, riportato dallo ‘European Voice’, le ‘linee guida’ verrebbero usate per dirimere i conflitti commerciali garantendo che le decisioni Ue, "riflettano non solo gli interessi delle imprese che producono esclusivamente in Europa, ma anche quelli di società che che delocalizzano una parte della produzione fuori dall’Europa, ma che ne mantengono una parte significativa dentro l’Ue". Nel documento si legge ancora che "determinare il punto di equilibio per gli interessi economici europei è diventato molto più difficile", perché "le imprese europee sono sempre più parte di una catena di approvviginamento e di linee di produzione globalizzate". E’ proprio il grado di arbitrarietà che la Commissione vuole arrogarsi nel valutare dove stia l’"interesse comunitario" che allarma i paesi, come l’Italia, in cui ancora esiste un forte settore manufatturiero e l’economia non è stata pressocché del tutto finanziarizzata (come in Gran Bretagna).
Pur smentendo l’ipotesi di ‘esenzioni’, nella risposta affidata al suo portavoce Mandelson pare confermare i timori suscitati dalla sua intepretazione dell’interesse comunitario e dal suo atteggiamento benevolo nei riguardi delle imprese europee delocalizzate. "E’ necessario costruire un consenso su come adeguare i nostri strumenti di difesa commerciale, in modo da continuare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori, i datori di lavori e i produttori nell’Ue, e riflettere l’autentico interesse comunitario", sostiene il commissario, secondo il quale questo consenso "è anche politicamente essenziale se si vuole sostenere e far accettare le motivazioni per mantenere il nostro mercato aperto. Una difesa commerciale efficace – sottolinea – è il necessario complemento di un’economia aperta".
Ma, prosegue Mandelson, "le nostre regole attuali non ci consentono sempre di affrontare le moderne condizioni del commercio in modo da ottenere un consenso unitario di tutti gli Stati membri. Le decisioni sulla difesa commerciale sono diventate più controverse, in particolare quando si riferiscono ai prodotti destinati ai consumatori". Tuttavia, continua il commissario, "non dovremmo evitare il dibattito su come occuparci degli interessi non solo delle imprese che producono esclusivamente in Europa, ma anche delle società che scelgono, per ragioni di costi e di competitività, di delocalizzare una parte della produzione fuori dall’Ue, mantenendo però una parte significativa della produzione stessa o altre operazioni entro l’Ue".
Le proposte concrete di Mandelson riguardo all’introduzione delle ‘linee guida’ verranno discusse dal collegio dei commissari il prossimo 5 dicembre.
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Documento APBSCM0020071105e3b50053e
 
 
COMMERCIO/ UE,SUSTA: PREOCCUPANTE PROGETTO NUOVE NORME ANTIDUMPING
Eurodeputato Dl: "Se approvate, incentiveranno delocalizzazioni"

Bruxelles, 29 ott. (Apcom) – Gianluca Susta, capodelegazione dei deputati della Margherita al Parlamento europeo, è "fortemente preoccupato" per le indiscrezioni che cominciano a filtrare sulla proposta di revisione delle regole Ue antidumping ch sta preparando il commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson. "Se le indiscrezioni dovessero essere confermate, la proposta alla quale la Commissione sta lavorando sarebbe da respingere radicalmente", osserva l’europarlamentare in una nota diffusa a Bruxelles.
Susta considera, in particolare, "eccessivo" il potere discrezionale che sarebbe attribuito all’Esecutivo Ue nell’individuazione del dumping. La Commissione europea, secondo le indiscrezioni, deciderebbe se esiste una situazione di dumping non in base a regole oggettive e inerenti i prezzi, ma secondo l’origine dei capitali. Se una tale modifica delle regole Ue di difesa commerciale venisse approvata, si determinerebbe, secondo Susta "un ulteriore incentivo alla delocalizzazione del manufatturiero europeo, compromettendo ulteriormente il sistema delle Pmi a forte contenuto creativo".
"Nessuno vuole tutelare le imprese incapaci di stare sul mercato. Quella di Mandelson, però – sottolinea l’eurodeputato della Margherita – è una proposta al ribasso, che anziché costringere le nostre imprese ad innovare in termini di qualità, premia chi ha delocalizzato per puntare sulla produzione sottocosto". Il rilancio del sistema europeo di Pmi ha bisogno, invece, "di efficaci strumenti di difesa antidumping, controlli contro la contraffazione, etichettatura ‘made in’ obbligatoria, e un sistema internazionale di tutela di marchi e brevetti realmente accessibile anche alle Pmi", che con le regole odierne "non sempre hanno i mezzi per fare valere le proprie prerogative in paesi come la Cina, il Vietnam o altri", osserva Susta, dicendosi poi "fiducioso che il governo italiano farà valere questa posizione in Consiglio Ue".
L’adozione della proposta da parte della Commissione europea é attesa per il 20 novembre. Al Parlamento europeo é previsto un primo scambio di vedute il 18 dicembre, il voto in commissione Commercio internazionale a febbraio e il voto in plenaria nella sessione di marzo. "Per quanto ci riguarda – conclude Susta – attendiamo che Mandelson si presenti al Parlamento europeo con la sua proposta: se dovesse essere mantenuta in questi termini, faremo il possibile per rimetterla in discussione e rispedirla al mittente".
 

L’ IMPEGNO DI SUSTA SUI TRIPS

S00973488 Scrip 12 October 2007
EU bodies try again for agreement on TRIPS amendment

European officials are to meet on October 17th to try to reach agreement on EU ratification of the August 2003 TRIPS decision on compulsory licensing.
The August 2003 mechanism allows drugs produced under compulsory licence to be exported to countries without the necessary manufacturing capacity. An amendment making it a permanent part of TRIPS must be ratified by the end of the year.
In September, the European Parliament’s international trade committee decided to postpone a vote on whether the EU should ratify the amendment. The committee said it had not received adequate reassurances from the European Commission and Council of Ministers that they supported not just the August 30th mechanism but all the flexibilities provided by TRIPS (Scrip No 3294, p 4).
It also believes the commission is trying to include provisions in economic partnership agreements with developing countries that go beyond the requirements in TRIPS. It has asked the council to ensure the commission does not do this.
But the committee says that a recent letter from the council presidency has still not addressed its concerns, and on October 9th it voted for a delay in ratification. All political parties backed the delay, apart from the European People’s Party (EPP), said the NGO, Medecines Sans Frontieres.
The three bodies will meet for negotiations on October 17th to discuss the committee’s concerns. MSF says it hopes the committee will receive enough of a commitment from the commission and council to allow it to vote for ratification on October 22nd.
Full Title: SCRIP – World Pharmaceutical News – http://www.scripnews.com
FILED 12 October 2007 COPYRIGHT Informa UK Ltd 2007
 
 
Governments (Still) Pondering How to Make Drugs Accessible
by David Cronin
1149 parole
30 ottobre 2007
20.33
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Inglese
(c) 2007 AllAfrica, All Rights Reserved
 
Brussels, Oct 30, 2007 (Inter Press Service/All Africa Global Media via COMTEX) — The struggle to make medicines affordable to the world’s poor, especially in Africa, is raging on at the highest levels. Last week the European Commission took a landmark decision on generic drugs and next week a high-level intergovernmental meeting will look at ways to prevent patents from blocking access to drugs.
 
In an agreement announced last week (on October 23), European Union (EU) governments were told that they are free to make available generic versions of patented drugs for export to poor countries which lack their own manufacturing facilities.
 
And next week, between November 5 and 10, a little-known group — the intergovernmental working group (IGWG) on public health, innovation and intellectual property rights — will meet in Geneva, Switzerland, to work on a plan of action.
 
This follows a 2006 World Health Organisation (WHO) report which found that unless there is greater clarity about some of the surrounding issues, patents will still be invoked by drug firms in a way that continues to deprive the poor of potentially life-saving medicines.
 
The humanitarian group Medecins Sans Frontieres (Doctors Without Borders or MSF) is urging EU representatives to play an active role in framing this blueprint.
 
In last week’s decision, the EU’s executive, the European Commission, has undertaken not to hinder any of its 27 member states if they should decide to produce generic drugs as cheaper alternatives to patented drugs. The latter are normally too expensive for the vast majority of people in poor countries.
 
The accord was reached between members of the European Parliament (MEPs) and representatives of EU governments and the Commission. It will allow the Union ratify a World Trade Organisation (WTO) decision officially designed to increase the supply of medicines to poor countries.
 
The decision will give permanent effect to a 2003 waiver from the WTO’s Trade Related Intellectual Property Rights (TRIPS) agreement. The waiver was designed to allow poor countries which lack production capacity to address public health emergencies by importing cheap generic versions of patented drugs produced under a compulsory licence.
 
The EU decision was originally made in December 2005 but MEPs had declined to approve it until they won concessions from the other main EU bodies.
 
As part of the agreement, the Commission has also undertaken not to insert any intellectual property provisions specifically related to pharmaceuticals in the free trade deals known as economic partnership agreements (EPAs) which are currently being negotiated with the almost 80 African, Caribbean and Pacific (ACP) countries.
 
Yet, while campaigners for access to medicines have applauded the deal, they point out that other measures must ensue if the severe shortage of essential drugs in Africa is to be reduced.
 
The United Nations has estimated that 25.8 million people were HIV positive in sub-Saharan Africa in 2005. In Tanzania, Ethiopia, Ghana, Lesotho, Mozambique, Nigeria, Tanzania and Zimbabwe, 90 percent of those who needed the anti-retroviral drugs (ARVs) to treat AIDS could not obtain them.
 
Price is a major factor behind lack of access. Generic competition has helped to lower the price of a yearly supply of ARVs to 99 dollars per person — down from 15,000 dollars six years ago. Yet the "second-line treatments" needed by people who have developed resistance to their previous prescription are often several times more expensive than the older drugs in Africa.
 
"We won this battle, proving that it is crucial for the European Parliament to be united," said Italian Liberal Gianluca Susta, one of the MEPs who negotiated the deal.
 
"However, the real struggle for access to medicines against HIV/AIDS is still not over. Bureaucracy and reluctance from developed countries are often a major impediment. I am sure there will be other occasions when we have to return to this and reaffirm our stance," said Susta.
 
Despite the assurances given by the European Commission that it will not insert provisions inimical to public health in the EPAs, concerns remain about other clauses related to intellectual property which are contained in draft EPAs prepared by EU officials.
 
Many African countries are not currently focused on intellectual property in the EPA talks, given that the Commission has revised a plan to have comprehensive deals finalised by the end of this year. On October 22, the Commission signalled that EPAs signed during 2007 will instead be mainly limited to trade in goods, leaving discussion on other issues to a later date.
 
Still, analysts have questioned why some of the intellectual property clauses suggested by the Commission for the EPAs are almost identical to provisions in EU law. Some argue that applying stringent rules in this area will not be conducive to industrial development in Africa.
 
"It’s really not necessary to include IP (intellectual property) provisions," said Fleur Claessens from the non-governmental organisation the International Centre for Trade and Sustainable Development in Geneva. "We would like to keep them out of the EPA debate."
 
But an African diplomat involved in the negotiations said he believed that better copyright rules than those now applying are necessary. "Nobody wants to flout intellectual property rules outright," said the diplomat, speaking on condition of anonymity.
 
"If an inventor comes up with a telephone and sees a photocopy of it the following day, that’s not good. The kind of intellectual property rights you have in Europe will not be good for us. What will be good for us is something we decide ourselves," the diplomat said.
 
Commenting on the two developments, MSF campaigner Alexandra Heumber told IPS that "from a political point of view, it’s really good that the European Parliament has accepted the deal. It shows that MEPs have been very committed to access to medicines.
 
"On the other hand, the EU needs to change the system because we see that the patent system is insufficient in providing medicines to developing countries. The EU must adopt a pro-public health policy in the IGWG," Heumber said.
 
MSF is pushing for an international fund to finance research and development on neglected diseases. Just 1 percent of the nearly 1,400 new medicines approved between 1975 and 1999 were for treating tropical ailments and tuberculosis, despite these diseases comprising 10 percent of the world’s "disease burden".
 
Another idea being discussed is that of "pooling" patents, whereby drug firms would agree to combine their patents and license them to one another or to third parties. Such an approach to intellectual property is already common in the technology field, for example where common standards are required for DVDs or for audio and video files on the internet.
 
The WHO is exploring whether it could host an international patent pool system under which agreements would be negotiated between pharmaceutical firms and governments in poor countries.
 
Documento AFNWS00020071030e3au001gy
 
 
 

MEPs ease access to generic drugs

By Andrew Bounds in Strasbourg

Published: October 25 2007 04:57 | Last updated: October 25 2007 04:57
More poor countries will gain access to cheap generic drugs to deal with epidemics after European lawmakers agreed to the ratification of a key world trade protocol, the European parliament said on Wednesday.
The European Union agreed to back full flexibility for poor countries to waive patents to deal with health emergencies such as HIV/Aids and malaria under a 2003 protocol to the trade-related intellectual property (Trips) agreement of the World Trade Organisation.
After months of talks between governments and MEPs, the EU also pledged to exclude protection of intellectual property rights for drugs from bilateral trade deals with poor countries, without defining which countries qualified.

The parliament also set up a €2m ($2.8m, £1.4m) a year fund for technology transfer and research.
“The European Union is not asking, and does not foresee asking, to negotiate pharmaceutical-related provisions, affecting public health and access to medicines,” said a statement agreed with MEPs.

MEPs said this would encourage more countries to follow Rwanda, which is the only country to have used the provision so far.

Gianluca Susta, the Italian Liberal MEP who led negotiations with member states, and Peter Mandelson, the trade commissioner, said: “We won this battle. However, the struggle for real access to medicines against HIV/Aids is still not over.

“Bureaucracy and reluctance from most developed countries are often a major impediment. I am sure there will be other opportunities to come back to this and strengthen our position even further.”

 

The EU has been embroiled in a high-profile dispute with Thailand, which has forced Sanofi-Aventis, the Franco-German drugmaker, to make a malaria treatment available at cheaper prices to patients of its public health system.

Mr Mandelson‘s spokesman said he would continue to “seek clarification” in such cases, adding that the Commission did not consider Thailand a poor country.

The US and many other developed countries have yet to ratify the protocol because they fear the impact on drug company profits.

The European pharmaceutical industry welcomed the ratification but said compulsory licensing was only part of the solution.

“The main problem of lack of access is not related to intellectual property, so an IP-based solution will not provide the answer,” said EFPIA, the drug companies’ lobby group.

It pointed out that 95 per cent of medicines are not patented. “Where some essential medicines do have patents, voluntary licences have been granted to generic companies in Africa,” it said.

It also said a 2001 industry initiative, the Accelerated Access Initiative, had provided anti-retrovirals to more than 800,000 people living with HIV in developing countries by May 2007.

It is thought to be the first time the parliament has extracted concessions from EU countries over an international agreement. “This is a historic victory,” said Erika Mann, a German Socialist MEP.
 
 
UE: PE; SI MOBILITA PER FARMACI ACCESSIBILI A PAESI POVERI.
CLG
343 words
23 October 2007
22:07
ANSA-Health Service
Italian
(c) 2007 ANSA.
(ANSA) – STRASBURGO, 23 OTT – La commissione commercio internazionale del Parlamento europeo ha dato il suo via libera a schiacciante maggioranza alla ratifica dell’accordo Trips, Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, che prevede la possibilità per i paesi del sud del mondo di avere accesso o di produrre medicinali per malattie come l’Aids, la malaria e la tubercolosi e che normalmente sono protetti da brevetto, dopo avere avuto assicurazioni dalla presidenza di turno e dalla Commissione Ue che l’Ue si impegnerà per una effettivo accesso a questi farmaci.
La decisione della commissione di approvare la raccomandazione di Gianluca Susta (Margherita), che dovrebbe essere sostenuta dall’aula domani, mette fine a un braccio di ferro durato mesi, durante i quali i parlamentari hanno negato per quattro volte il loro ‘parere conforme’ senza avere avuto assicurazioni precise nell’ambito dell’accordo negoziato in sede Wto e che deve essere ratificato entro il primo dicembre.
La Commissione ed il Consiglio hanno accettato di prevedere finanziamenti per il trasferimento tecnologico nell’ambito del bilancio 2008, (la richiesta è per cinque milioni di euro), di non trattare all’interno degli accordi bilaterali con i paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) eventuali condizioni meno favorevoli in materia di accesso ai farmaci, e di non prevedere ostacoli o sanzioni agli Stati Ue che decidono di agevolare l’accesso ai farmaci per paesi in via di sviluppo.
Secondo Susta "anche quello che dovrebbe essere ovvio in realtà non lo è". "Solo con le dichiarazioni che abbiamo strappato in questi giorni si può dire che si apre una stagione migliore per l’accessibilità ai farmaci dei paesi più poveri e che l’Unione Europea si è smossa dall’immobilismo in questa direzione".
Vittorio Agnoletto ha definito "sgradevole" un’iniziativa del commissario Ue al commercio internazionale Peter Mandelson che, ha riferito, ha scritto al governo della Thailandia per chiedere il ritiro di una legge che limita il prezzo dei medicinali con brevetto. (ANSA).
2007-10-23_123131010 @NS48382
Document ANSAHE0020071023e3an000b5
 
 
Release: Immediate
Strasbourg, 23 October 2007
 
 
 
 
Intellectual Property and access to medicines:
EP green lights agreement in exchange of Council’ support to developing countries
 
 
Following a prolonged and successful negotiation with the EU Commission and Council, the European Parliament, led by rapporteur Gianluca Susta (ALDE/La Margherita), has finally endorsed an amendment to the TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) Agreement on Intellectual Property aimed at allowing developing countries to make or buy copycat versions of patented drugs giving to treat diseases like AIDS and malaria.
The EP vote had been delayed three times as MEPs did not want to green light the modification without a prior strong commitment by the Council and Commission on the real application of the Trips Agreement by the EU, in particular, on the use of all the flexibilities contained in the Agreement.
The solution came only on Monday after a last minute statement by the Portuguese Presidency which commits the EU to really make access to medicines easier both on a bilateral and multilateral level.
 
As with regard to the transfer of technology to facilitate and increase the production of pharmaceutical products by the developing countries themselves, the Portuguese Presidency has also endorsed the European Parliament’s proposal to mainstreamed funds from the next EU budget.
 
Commenting, Gianluca Susta MEP, said:
 
 "We won this battle proving that it is crucial for the European Parliament to be united. However, the struggle for real access to medicines against HIV/AIDS is still to not over. Bureaucracy and reluctance from most developed countries are often a major impediment. I am sure there will be other opportunities to come back to this and strengthen our position even further".

 
 
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EUROPEAN PARLIAMENT ENDORSES TRIPS AMENDMENT
The European Parliament on 24 October endorsed an amendment to WTO intellectual property rules aimed at easing poor countries’ access to essential medicines, after the EU’s 27 member governments promised to help developing nations manufacture and import affordable drugs.
Legislators from across the political spectrum had thrice postponed voting on the amendment, pending additional pledges of monetary and political support for developing country public health programmes from EU member states and the European Commission (see BRIDGES Weekly, 18 July 2007, http://www.ictsd.org/weekly/07-07-18/story3.htm).
Council statement enables passage
MEPs’ assent was finally secured when the Portuguese presidency of the EU Council, which represents all member governments, read out a statement in a plenary session of parliament committing to several of their demands. The parliament had earlier received similar guarantees from the Commission, officials said.
Alexandra Heumber, a Brussels-based access to medicines campaigner for Médecins Sans Frontières (MSF), said she was pleased with the outcome, though cautioned that the Council’s statement "needs to be put into practice."
Following months of wrangling, the parliamentary vote clears the way for EU member states to ratify the amendment to the WTO Agreement on Trade-related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS) agreed by the global trade body in December 2005.
The TRIPS amendment would make permanent a procedure established in 2003, which spells out the conditions under which it is legal for WTO Members to issue compulsory licences for the production and export of cheap generic copies of patented medicines to poor countries unable to manufacture them.
Council reaffirms TRIPS flexibilites
The Portuguese presidency’s statement declared that EU members "support the use of the so-called flexibilities built into the TRIPS Agreement" — and reaffirmed in the 2001 Doha Declaration on TRIPS and Public Health — for poor countries "to be able to provide essential medicines at affordable prices under their domestic public health programmes."
It added that "the European Union is not asking, and does not foresee asking, to negotiate pharmaceutical-related provisions (sometimes referred to as TRIPS + provisions), affecting public health and access to medicines," either in its ongoing economic partnership agreement (EPA) negotiations with the African, Caribbean, and Pacific countries, or in future accords with "poor developing countries and LDCs."
A pledge not to oppose developing country governments that use WTO flexibilities in order to produce or import generics for public health purposes had been one of MEPs’ key demands. Earlier this year, the European Commission had publicly questioned the appropriateness of compulsory licences issued by Thailand for two HIV/AIDS drugs and one heart disease treatment, even though the WTO-legality of Bangkok‘s decision was hardly contested.
However, the Council’s specification of "poor" developing countries could conceivably exclude nations such as Thailand and China, which the World Bank classifies as ‘lower-middle-income economies,’ or Brazil and South Africa, which are ‘upper-middle-income economies’.
Notably, the Portuguese presidency’s statement recognised that the TRIPS amendment "represents just a part of the solution to the problem of access to medicines and public health." "We look favourably upon initiatives encouraging the transfer of technology, research, capacity strengthening, regional supply systems and help with registration, in order to facilitate and increase the production of pharmaceutical products by the developing countries themselves," it added, also alluding to budgetary support. MEPs had argued that such complementary measures would have to accompany the amendment if it were to promote public health.
While the European Parliament’s international trade committee had initially hoped for a joint declaration with the Council emphasising the EU’s commitment to the use of TRIPS flexibilities, it settled for the Portuguese presidency’s statement, which may ultimately be submitted in writing. MEPs voted heavily in favour of the amendment, although some Communists and Greens abstained because they wanted a more formal declaration.
The successful extraction of additional promises from member states was seen as a step forward for the parliament, which has often played second fiddle to the Council and the Commission in setting the direction of EU policy.
Erika Mann, trade spokesperson for the Socialist Group, described the compromise as "an historic victory and an extraordinary advance for the European Parliament." "For the first time, the [parliament] has managed to secure tangible results from the Council of ministers in an area regarded by the member states as their exclusive reserve," she added.
MSF pleased, but cautious
MSF’s Heumber also suggested that the back and forth over the TRIPS amendment marked "really the first time that the European Parliament took such a strong position, negotiating with the Council and the Commission" to push pro-public health policies. She said that it had forced the EU to engage in a broader debate on access to medicine.
However, Heumber noted that the EU had made similar statements in the past, and that the proof of its sincerity would lie in the health-related policies it pursues henceforth. She said that one potential test of Brussels’ latest promises would be for it to provide "strong political support" to the World Health Organization’s Intergovernmental Working Group on Public Health, Innovation and Intellectual Property (IGWG).
This WHO committee is in the process of developing a new plan aimed at galvanising innovation that targets health problems that predominantly affect poor countries. Health activists say that these problems are poorly served by the patent-based innovation model, since research and development costs cannot practicably be recouped from high drug prices. Some see the IGWG’s deliberations as an opportunity to consider alternatives to the patent system, for example prize funds, as a means of encouraging and rewarding pharmaceutical innovation. Heumber observed that de-linking research and development costs from drug prices for diseases that disproportionately affect developing countries would obviate at least some of the potential for tension over compulsory licences and patent rights.
TRIPS Council extends amendment deadline
In a related development in Geneva, WTO Members on 23 October agreed to push back the deadline for ratifying the TRIPS amendment by two years, to the end of 2009. As per the original agreement in 2005, the amendment needs to be ratified by two-thirds of the WTO Membership – some 100-odd countries – in order to enter into force on schedule this December. Thus far, however, only 11 Members have done so. If all of the EU’s member states ratify, the total would rise to 38.
Rwanda and Canada are currently in the process of trying to use WTO procedures identical to those in the potential TRIPS amendment in order to allow a Canadian company to export generic copies of a patented HIV/AIDS drug to the African country (see BRIDGES Weekly, 10 October 2007, http://www.ictsd.org/weekly/07-10-10/story4.htm).
ICTSD reporting.
 
 

ACCESSO AI FARMACI: DAL PARLAMENTO EUROPEO UNA FORTE SPINTA PER I PAESI PIÙ POVERI

Colgo innanzitutto l’occasione per ringraziare il segretariato del gruppo ALDE e del  Parlamento per il sostegno ed il supporto che mi hanno dimostrato e gli onorevoli colleghi per l’ottimo lavoro svolto e per essere riusciti a mantenere fino alla fine l’unità della nostra istituzione. Questa è stata secondo me il grande punto di forza del Parlamento in questa battaglia per l’accesso ai farmaci ai paesi più bisognosi, paesi in via di sviluppo e paesi meno sviluppati.
Il diritto alla salute e l’accesso alla sanità a prezzi accessibili sono dei diritti essenziali che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini. Purtroppo sappiamo bene che non è sempre così, troppo spesso i prezzi imposti dall’industria farmaceutica sono troppo elevati con la conseguenza di mettere i paesi più bisognosi in difficoltà.
….. (continua in allegato)…

Speech plenaria ottobre 2007

LAVORIAMO PER UNA SOLUZIONE UNITARIA

Ma sono inaccettabili le indebite pressioni di chi cerca di farci apparire quello che non siamo.

di Gianluca Susta (18 ottobre 2007)

E’ difficile fare commenti in questo vortice di pressione mediatica, ma credo giusto, per amici e non, provare a dare una rappresentazione diversa su quello che è avvenuto in questi giorni, prima di svolgere qualche riflessione più propriamente politica sull’intera vicenda regionale.

Chi ha letto la ricostruzione fatta ieri da REPUBBLICA - offensiva per la sua faziosità – ha ragione di pensare che noi siamo degli spregiudicati alla ricerca comunque di un successo che ci è invece sfuggito.

NON E’ COSI’!!

Ricostruiamo i fatti.

Lunedì pomeriggio, verso le 16.30, dopo aver esaminato i dati che ci sono informalmente pervenuti dai collegi e averli elaborati abbiamo concluso che avevamo perso per 4 seggi. A quel punto, in nome di una collaborazione e stima trentennale, ho telefonato a Morgando per complimentarmi e riconoscere la sconfitta, non prima di aver verificato con Lui che anche i loro dati coincidessero con i nostri. A quel punto Morgando ha deciso di convocare una conferenza stampa per annunciare la vittoria nonostante l’UTAR (la commissione elettorale) non avesse ancora iniziato a caricare i dati ufficiali (quelli risultanti dai verbali di seggio) e nonostante che sia Lui che io nonchè i nostri staff non avessimo considerato nel computo i "seggi premio" che vanno a quei collegi in cui la partecipazione alle primarie ha superato il 20% dei voti presi dall’Ulivo alla Camera nel 2006 (io confesso che non mi era sfuggita, molto più semplicemente neanche lo sapevo).
Questo lavoro è lungo; richiede il riesame dei verbali e il caricamento ufficiale dei dati e là dove ci sono incongruenze occorre capire se siano tali da modificare il dato e ogni pressione "esterna" sull’UTAR che ne metta in discussione la correttezza non può che essere vista come una "forzatura" che tende a trasformare un dato politico – la prevalenza a favore di Morgando nei voti assoluti – in un dato formalmente ineccepibile, cosa che non può essere alla luce delle regole elettorali che non io, ma il "Comitato dei 45", ha stabilito a livello nazionale, scegliendo un modello di elezione indiretta e non diretta.
Se fosse valso questo criterio ( del tipo: "non rompete le palle con le verifiche e i caricamenti ufficiali dei dati, tanto quello che conta è che Morgando ha preso più voti", tesi di un insigne giurista che veste i panni del pasdaran invece che quelli del professore) lo scorso anno Prodi avrebbe dovuto registrare che al Senato Berlusconi aveva preso 300.000 voti in più e, quindi, avrebbe dovuto rinunciare alla verifica dei seggi che, invece, gliene ha assegnati due in più, facendolo risultare "vincitore" ancorchè "sconfitto" nel voto popolare.
In conclusione: occorre attendere che l’UTAR finisca il suo lavoro; rediga un verbale all’unanimità e metta il timbro di garanzia sulla correttezza di operazioni che non si capisce perchè debbano essere gravate di sospetti e pressate dalla fretta quando tutti sanno che persino le verifiche dei Tribunali e delle Corti d’Appello richiedono giorni prima di permettere la proclamazione ufficiale degli eletti anche nelle ben più importanti elezioni amministrative e politiche.
Se poi – come pare dalla rielaborazione dei dati ufficiosi – alla luce della previsione regolamentare che prevede l’assegnazione anche dei seggi "premiali" dovesse profilarsi un pareggio nell’attribuzione dei seggi allora – e solo allora, non prima della conclusione delle operazione di verifica ufficiale! – occorrerà trovare una soluzione politica che consenta al partito nascente di partire col piede giusto. Non sarebbe così se io dessi la disponibilità a considerare "ufficiali" i dati "ufficiosi" al solo scopo di chiudere la vicenda viste le pressioni dei media che stanno sconcertando l’opinione pubblica. Non sarebbe utile al PD chiudere in fretta la vicenda senza sapere davvero quale sia il risultato finale, perchè la soluzione politica non può prescindere dalla "conta" ufficiale e non può essere mediaticamente venduta come cavillosità la ricerca della oggettività del risultato elettorale. Per un 50% + 1 che magari apprezzerebbe un mio invito – concordato con Morgando - all’UTAR di smettere di lavorare e di considerare buoni i dati ufficiosi, ci sarebbe un altro 49,9% (quello che si è battuto per me in queste settimane) che penserebbe all’ennesimo giochetto, all’ennesimo patto "sotto banco", all’ennesima spartizione che non ho nessuna intenzione di fare. Non ci saranno patti "sotto banco" e non saranno pietiti o accettati contentini. Ho corso per fare il segretario, non per fare altro e così sarà.
Nessuno ha mai contestato a Morgando di aver preso più voti e questo peserà sulla soluzione finale se si andrà davvero ad un pareggio di seggi. Ma dovrà pesare anche che: 1) l’elezione non è diretta e il cosiddetto "sistema spagnolo" che è stato scelto per eleggere segretario e assemblea penalizza la frammentazione di liste che, nell’attribuzione dei seggi, penalizza altresì chi (come Morgando), sfruttando la frammentazione, ha cercato di prendere più voti, regola che tutti conoscevamo prima di competere; 2) sul voto assoluto di Morgando (che mi supera per circa 5000 voti) pesano anche circa 30.000 voti della lista Bindi che recava nel simbolo il nome "Bindi", non quello di "Morgando" e che è molto difficile pensare che sarebbero andati tutti a Morgando se il confronto fosse stato non tra liste apparentate, ma diretto tra candidati; 3) che noi vinciamo 17 collegi contro 16, mentre 3 finiscono alla pari; 4) che il Piemonte è comunque spaccato a metà.
Queste sono considerazioni politiche, certo, ma vanno tenute in conto, così come noi dobbiamo tenere conto – comunque – del dato assoluto.
Ero convinto lunedì e sono convinto oggi, per i dati che ho io (ufficiosi, non ufficiali perchè questi non ci sono ancora nè ci sono mai stati; è bene ripeterlo!), che numericamente abbia vinto Morgando. L’ho detto per primo e non è la gogna mediatica di giornali schierati da mesi a suo sostegno che cambierà questa mia radicata convinzione o che riuscirà a farmi passare per quello che non accetta un verdetto che avevo già accettato lunedì e che non mi ha impedito – finalmente! – dopo settimane, di dormire serenamente.
Vorrei però capire perchè ci sia tutta questa fretta a voler chiudere la partita a prescindere dai dati ufficiali. Mentre scrivo (ore 12.29 del 18 ottobre) mi risulta che siano chiuse le verifiche di Torino e provincia e che l’UTAR stia analizzando i verbali del Piemonte2. Aspetto fiducioso l’esito finale e qualunque esso sia non modifica il mio stato d’animo che era lunedì e sarà questa sera o domattina di amarezza se non avrò vinto, ma anche di gioia per il risultato straordinario che ho ottenuto nella parte del Piemonte che mi conosce; che ha riconosciuto un lavoro di trent’anni fatto tutto sul territorio, senza mai nulla di regalato, senza collegi sicuri, senza "capolistature" imposte dall’alto, senza paracaduti, con importanti successi nelle competizioni "nonostante" il partito, come è avvenuto quando correvo per diventare Sindaco della mia Città o alle provinciali del 2004 o alle stesse europee e tutto – sempre! qualche volta anche in solitudine o quasi – all’insegna di un progetto chiaro: quello del Partito Democratico. Vorrei anche capire per quale ragione qualcuno stia cercando di avere dei pareri legali per convincere Roma che i seggi "premiali" non siano applicabili alla competizione regionale; vorrei capire se davvero coloro che si sentono vincitori si rendono conto che un seggio in più o in meno può decretare chi farà il segretario, ma non muta il dato di un partito territorialmente e politicamente spaccato a metà.
Ripeto: se ci sarà un vincitore – anche per un seggio – quello dovrà essere il segretario di tutti; se si pareggerà occorrerà lavorare per una soluzione unitaria, nell’interesse di quella "fragile creatura" – come ho detto in un’intervista su LA STAMPA di domenica mattina – che è il PD; soluzione unitaria che dovrà essere – e per parte mia lo sarà – all’insegna del progetto e non dei contentini. E poi, finalmente, si potrà partire per quella che era, è e resta una straordinaria avventura.

COMUNICATO

A cinque giorni dalla proclamazione ufficiale dei risultati per l’elezione del Segretario regionale del PD del Piemonte credo che sia necessario mettere la parola "fine" alla discussione su chi sarà il Segretario regionale e sugli assetti di vertice del partito.
Ho atteso in questi giorni qualche segnale da coloro che hanno sostenuto Gianfranco Morgando alla segreteria e da Lui stesso che ci facesse comprendere non solo che il risultato impone una gestione condivisa, ma che ne hanno compreso il significato vero.
E’ prevalsa, invece, un’analisi ancorata a una dimensione tutta "torinese" della vicenda, sia dal punto di vista politico sia da quello numerico.
Dal punto di vista politico, perchè tutta la partita è stata descritta in termini di ricerca di nuovi assetti nel sistema di potere torinese, quando invece la vera questione politica riguarda il realizzarsi in Piemonte di un partito che sappia davvero radicarsi nel territorio e inserirsi nel filone del riformismo occidentale ed europeo già tracciato dalle esperienze maturate negli ultimi 15 anni e non solo nella somma delle storie politiche del ’900. Dal punto di vista numerico perchè si è cercato, anche con un supporto mediatico notevole, di trasformare un’elezione indiretta e proporzionale in un’elezione diretta e maggioritaria, delegittimando il regolamento per l’elezione dei delegati e del segretario (definito "poco chiaro" da autorevoli sponsor di Morgando) quando invece è stato proprio quel regolamento poco chiaro, con l’obbligo del collegamento delle liste a un candidato, a consegnare la vittoria a Morgando (che con le sue liste ha preso 25.000 voti meno di me) grazie all’apporto della "lista Bindi". Poco o nulla ci è stato concesso rispetto al fatto che prevaliamo in 6 province su 8 e in 17 collegi contro 16 (dati che la dicono lunga sul nostro maggiore radicamento e sulla nostra complessiva maggiore rappresentatività democratica e territoriale), che pareggiamo nel numero dei seggi, se non un generico riconoscimento della "spaccatura del partito".
Questo riconoscimento era indispensabile perchè potessi accettare una segreteria condivisa, paritaria, pienamente consapevole del sostanziale "pareggio" verificatosi, come quella propostaci da Walter Veltroni e peraltro non accettata da Gianfranco Morgando.
Questa mancanza di riconoscimento mi impedisce di condividere in altri modi la segreteria regionale, non essendo io alla ricerca di una "carica", comunque definita, che sancisca "formalmente" un ruolo che è nei fatti sancito dal voto di 76.000 piemontesi, peraltro mai da me ritenuti sufficienti per pretendere la segreteria stessa.
Per contro la piena consapevolezza, manifestata immediatamente dopo il voto, che questa "fragile creatura" che è il PD, in questa delicata fase transitoria costituente, richieda la massima unità possibile non può certo suggerire nè a me nè a chi mi ha sostenuto di continuare in un "palleggiamento" che non fa parte del mio e del nostro modo di essere.
Ritengo, quindi, che per garantire la massima unità possibile in questa fase sia già importante e comunque sufficiente che il Segretario politico, Gianfranco Morgando, il Presidente dell’Assemblea Costituente, che concordemente avevamo già individuato (comunque fosse andata a finire) in Sergio Soave e il sottoscritto, a cui fa riferimento il 50% dei delegati eletti, costituiscano un "Ufficio politico" provvisorio a cui affidare, fino al congresso, le decisioni che dovranno essere assunte intorno alle questioni politiche più importanti e che non potranno che essere condivise all’unanimità.
Ritengo altresì che un esecutivo non pletorico, di 7/8 persone (oltre alle tre già citate), tra cui due vicesegretari, che rispetti anche la rappresentanza di genere, possa garantire l’azione unitaria del partito regionale, a incominciare dall’elezione dei gruppi unici a tutti i livelli (regionale, provinciale e locale), in stretto rapporto con l’assemblea costituente (che avrà il compito di scrivere le regole statutarie) e in coerenza con la visione di un partito federale che rispetti l’autonomia delle singole realtà provinciali.
Mi auguro che su queste basi, che evidenziano la nostra disponibilità concretamente proponibile in questa fase, si possa al più presto procedere evitando così di dover andare al buio in Assemblea con tutto quel che ne consegue.
Gianluca Susta.
 

Comunicato

COMUNICATO STAMPA SUI TRIPS

Intellectual Property and access to medicines

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