Europa e commercio internazionale

 

INTERVENTO DI GIORGIO NAPOLITANO

L’intervento del presidente della Repubblica agli Stati Generali dell’Europa

Napolitano: «Ue non sia il capro espiatorio dell’inefficienza dei governi»

«La sola strada percorribile per l’avanzamento dell’Europa è lo sviluppo verso l’unione politica»

Giorgio Napolitano (Lapresse)

LIONE - L’Unione europea non sia il capro espiatorio dell’inefficienza dei governi. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo a Lione agli Stati generali dell’Europa, dopo la bocciatura in Irlanda del referendum sul Trattato di Lisbona. «Troppi governi hanno dissimulato le posizioni da essi sostenute in sede europea, chiamando in causa l’Europa e in particolare la Commissione europea come capro espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienza», è stata la dura accusa di Napolitano. «Troppi governi hanno negli anni scorsi ritenuto di poter gestire in solitudine gli affari europei, poco preoccupandosi di coinvolgere le rispettive opinioni pubbliche e perfino i rispettivi Parlamenti nelle discussioni e nelle scelte cui erano chiamate le istituzioni dell’Ue».
UNIONE POLITICA – «La sola strada percorribile per l’avanzamento dell’Europa è lo sviluppo verso l’unione politica», ha aggiunto Napolitano, spiegando che occorre approfondire l’integrazione, essere più coraggiosi e coerenti, «altrimenti è a rischio tutta la costruzione dell’Europa, quel che si è fatto in 50 anni». Il voto degli irlandesi pone il problema «della partecipazione e del consenso dei cittadini» alla costruzione europea, ha proseguito il capo dello Stato, aggiungendo che c’è un problema di rapporto tra governati e governanti che va risolto con «un discorso di verità». Non si può pretendere che i cittadini si orientino da soli, occorre «una piena assunzione di responsabilità da parte dei governi e delle forze politiche» degli Stati membri. Napolitano prospetta una soluzione: «Se con queste regole l’Ue non riesce a funzionare, bisogna trovare forme di impegno più saldo tra i Paesi che si sono riconosciuti nelle scelte più avanzate di integrazione e di coesione come la moneta unica».

DIARIO EUROPEO di Gianluca SUSTA 23/06/08

Non sarà facile riassorbire l’ ”effetto Irlanda” anche se per rispondere agli “euroscettici” nostrani mi bastano queste parole: “Dopo la ratifica della Gran Bretagna lo scenario muta e noi voteremo la ratifica del Trattato di Lisbona” (Umberto Bossi) e “E’ paradossale che in nome di un’Europa più democratica e attenta ai cittadini, il referendum irlandese abbia bocciato il Trattato di Lisbona che va proprio in questa direzione” (Gianfranco Fini a Lisbona, all’incontro dei Presidenti dei Parlamenti degli Stati membri dell’Unione).
Si tratta di prese di posizione importanti che dimostrano che l’Italia sta facendo il possibile per riassorbire l’ “effetto Irlanda”. Ma, come ho detto, è tutt’altro che facile! Si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro, ma all’indubbia difficoltà delle Istituzioni europee di comunicare ai cittadini cosa si sta facendo per favorire la nostra competitività nel mercato globale, non si possono non vedere i rigurgiti nazionalisti striscianti o palesi; la contrapposizione tra Parlamenti e Governi e il tentativo del Consiglio Europeo (che raggruppa i Capi di Stato e di Governo dell’Unione e che rappresenta una delle due “camere legislative” dell’Unione; l’altra è, ovviamente il Parlamento Europeo) di imporre la sua linea alle altre Istituzioni. Quando il Presidente della Polonia (uno dei due “terribili” gemelli Kazhinsky) si rifiuta di firmare la legge con cui il Parlamento ha ratificato il Trattato (e così pure il Presidente Ceco); quando Gordon Brown, due giorni dopo la ratifica  deliberata da parte della Camera dei Lords, subordina l’attuazione della stessa al giudizio dell’Alta Corte sulla sottoponibilità della ratifica stessa a referendum (e poi ci si chiede perchè alcuni esponenti politici democratici europei hanno dei dubbi ad aderire al gruppo socialista….); quando si attende con ansia la decisione di….Cipro….; quando si cerca di imporre in prima lettura anche al Parlamento Europeo provvedimenti (come la “Direttiva rimpatri” anticlandestini approvata mercoledì scorso) che necessiterebbero invece di una larga condivisione, si lancia un messaggio opposto a quello che si dovrebbe. Quale la soluzione? Per evitare che gli Stati europei si richiudano in un egoismo nazionalista che è stato solo e sempre foriero di guerre (non era mai accaduto dalla caduta dell’Impero romano che per 60 anni l’ Europa “occidentale” vivesse in pace), occorre che sulle materie che sono diventate di fatto o per decisione degli Stati membri di competenza dell’Unione Europea prevalga il potere del Parlamento Europeo su quello del Consiglio e che nel processo legislativo vengano anche preventivamente coinvolti i Parlamenti nazionali. E’ nelle Istituzioni rappresentative del “popolo sovrano” che va riposta la fiducia dei cittadini, messaggio che dieci giorni fa una ristretta delegazione del gruppo liberaldemocratico (tra cui il sottoscritto come Vicepresidente) ha portato a Parigi al Governo francese (ai singoli Ministri e al Primo Ministro Fillon) in previsione della prossima presidenza francese . Questa vocazione democratica dell’UE sta scritta a chiare lettere nel “Trattato di Lisbona” e fuori da questa prospettiva c’è solo il rischio che i reciproci veti paralizzino il vecchio continente. Chi può pensare oggi che le regole del mercato globale (che significa politica industriale e di sviluppo); la lotta per l’approvigionamento energetico e la ricerca di fonti alternative; la lotta al cambiamento climatico; gli investimenti sui grandi strumenti di ricerca e di comunicazione (si pensi a Galileo); la lotta al terrorismo e al narcotraffico; la sfida dell’immigrazione e della povertà; la realizzazione delle grandi vie materiali di comunicazione (reti ferroviarie e di mare); la politica agricola; il nuovo welfare, siano definiti e definibili a livello nazionale o locale? Noi, al Parlamento Europeo, la settimana scorsa abbiamo, tra gli altri provvedimenti, approvato le nuove direttive in tema  di lotta alla clandestinità e di trattamento e smaltimento rifiuti. Ci siamo divisi, com’è naturale in qualunque consesso democratico, ma abbiamo concretamente dimostrato come l’attenzione ad alcune domande dei cittadini non manchi. Domani (sempre a proposito del tentativo di legare le Istituzioni europee al concreto) confronto in Commissione commercio internazionale, alla presenza di impenditori, sindacalisti ed esperti, sulla situazione del settore tessile in Europa. Stiamo, infine, raccogliendo moltissimi contributi (da associazioni di categoria, istituzioni, centri di ricerca, camere di commercio ecc.) per la stesura definitiva delle linee-guida per la riforma delle regole in materia di lotta alla contraffazione (essenziale per il sistema produttivo), di cui sono relatore. E’ proprio così ferma l’Europa? O non paga invece gli errori delle singole politiche nazionali di questi anni?
Gianluca Susta

Direttiva rimpatri- Dichiarazione di Gianluca SUSTA e Gianni PITTELLA

 
Partito Democratico: Critici su tempi detenzione e minori. Stati UE impegnati a non usare direttiva per inasprire normativa vigente.
 
 
La "Direttiva rimpatri" rappresenta il primo tentativo di una politica europea contro l’immigrazione clandestina, anche se contiene ancora ambiguità e contraddizioni. 
Tuttavia la dichiarazione congiunta con cui gli Stati membri si impegnano a non adottare al loro interno norme peggiorative rispetto a quelle in vigore negli stessi; l’obbligo per chi non ha limiti alla detenzione di prevederla solo entro il limite, pur ampio, di 18 mesi; la facoltà per ogni Stato membro di adottare posizioni migliorative rispetto alla Direttiva, soprattutto in tema di minori, rappresentano sufficienti garanzie per non votare contro e per rispondere alla domanda di sicurezza che è diffusa in tutta Europa, senza che questo comprometta la salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone costrette dalla miseria all’emigrazione clandestina dai loro Paesi.
In queste settimane ci siamo adoperati per presentare e sostenere vari emendamenti migliorativi del testo, in particolare su due punti chiave: il trattamento dei minori e la riduzione dei tempi massimi di detenzione.  Questi emendamenti hanno ottenuto un significativo consenso in Aula ma non sufficiente per essere adottati.
Per queste ragioni la delegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo ha espresso voto di astensione sulla "Direttiva rimpatri" e auspica altre iniziative legislative che affrontino il tema dell’immigrazione, dell’integrazione e della sicurezza nella solidarietà nella loro complessità dimostrando nei fatti che l’Europa è in grado di affrontare le grandi questioni del nostro tempo.
 
Gianni Pittella    Gianluca Susta
Capigruppo del Partito Democratico al Parlamento Europeo
 
Strasburgo, 18 giugno 2008

DIRETTIVA RIMPATRI dichiarazione di Gianluca Susta

 

Direttiva rimpatri: Voto PD in linea con riformisti europei, sinistra radicale non ha firmato nostri emendamenti
 
Dichiarazione di Gianluca Susta, capogruppo del Partito democratico/ADLE
 
"Il Partito democratico si é battuto attivamente per migliorare la direttiva rimpatri sostenendo vari emendamenti correttivi e lavorando per convincere numerosi colleghi a votarli, anche andando contro l’indicazione dei propri gruppi di appartenenza. Tra questi emendamenti, anche alcuni proposti dalla collega Patrizia Toia e dal sottoscritto rivolti a migliorare il trattamento dei minori e che, peró, nessun deputato italiano della sinistra radicale ha firmato per permetterci di depositarli. Il Partito democratico ha votato in linea con l’ala riformista del PSE e con i colleghi francesi, lituani e spagnoli del Partito democratico europeo (PDE), tenendo conto della totale mancanza di regole esistente in alcuni Paesi europei e dell’impegno scritto degli Governi europei di non servirsi di questa direttiva per giustificare un inasprimento delle normative nazionali.
Ció che sconcerta, in realtà, è l’incapacitá della sinistra radicale italiana di capire che la lotta alla clandestinità, l’integrazione e la sicurezza sono tutte facce della stessa medaglia ed esigenze fortemente sentite anche dal nostro elettorato, non  solo dalla destra".
 
 
Strasburgo, 18 giugno 2008
 

Intervista a Veltroni

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RAFFORZARE IL PROGETTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

  “Qualcuno credeva che il Partito Democratico potesse nascere solo sulla base di un generico riferimento al riformismo europeo; qualcun altro lo immaginava e lo immagina come ‘la quarta fase’ della sinistra storica in Italia; altri ancora lo hanno concepito come la scialuppa di salvataggio di un ceto politico che, senza alcun radicamento territoriale e ‘monetizzando’ i difetti del sistema maggioritario, è riuscito, qualche volta furbescamente, a rimanere a galla. In pochi ci hanno creduto davvero e tra quei pochi purtroppo si annida, soprattutto a livello nazionale, un cinismo carico di un narcisismo escludente, autoreferenziale, presuntuoso, incapace di cogliere anche le ragioni del dissenso e che finisce per essere altrettanto distruttivo.
Non basta tutto questo però per mettere in discussione quello che era e resta un grande progetto, italiano ed europeo. Occorre però una grande generosità, ideale e politica, per superare questo difficile momento. Occorre cogliere davvero quello che avviene di nuovo nel mondo democratico occidentale; altro che essere qui a discutere se sopravvivere o morire da socialdemocratici. Quanto al ruolo dei cattolici vorrei chiedere a Don Sciortino, Direttore di Famiglia Cristiana: quali sono i valori cattolici che difende il centro destra? Qual è il ruolo dei cattolici nel PDL dove gli ex socialisti, gli ex missini e i nuovi ‘figurini’ presi in prestito dai talk show diventano Ministri, per non parlare dei leghisti?
Fare un partito plurale è difficile; è ancor più difficile se ci si affida a professorini, fedelissimi e staff che non si sono mai confrontati con la gente in carne ed ossa! Un partito ‘democratico’ lo si fonda e lo si radica solo se chi conta è chi ha un saldo rapporto con la propria comunità, non con chi è un mero prodotto di laboratorio o di conventicole che, al più, possono valere come consulenti. E partendo dai problemi – forse! – definiremo anche meglio il nostro profilo culturale plurale e riformista evitando di dividerci intorno alle storie e ai pregiudizi che già ci hanno diviso nel passato.
Chi nel nostro Paese crede che sia possibile costruire un’alternativa vera ai privilegi, alla diffusione dell’illegalità, alla supremazia degli interessi economici sulla politica, allo sviluppo sostenibile, al multilateralismo nella politica estera, di difesa e commerciale, nell’integrazione europea ha una sola strada efficace e non velleitaria: rafforzare il progetto del PD, nella sua pluralità e nella sua unità!”.

INTERVISTA DI RUTELLI AL CORRIERE DELLA SERA

CORSERA 10 06 08

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