Non c’è dubbio che vi siano aspetti confusi nel disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi per regolare le convivenze di fatto. Non c’è neanche dubbio sul fatto che sia un compromesso e che come tutti i compromessi lasci spazio ad ambiguità, a zone grigie che fanno esultare gli uni e deludono gli altri.
Ma una cosa è certa: se lo si guarda in controluce questo disegno di legge, che ora andrà in Parlamento per l’approvazione (o la bocciatura? Non è da escludere!), nulla ha a che fare con i PACS francesi o i “similmatrimoni” di Zapatero. E infatti il movimento gay è deluso, la “sinistra dura e pura” da Mussi a rifondazione, dai comunisti italiani ai verdi, pure. Ma questo non è ancora sufficiente per “qualcuno”.
Non lo è per il centro destra che, scornato nel merito, in quanto che sperava che l’Unione si “zapaterizzasse” per provocare la caduta di Prodi, cerca di “vendere” all’opinione pubblica l’idea che i “diritti dei conviventi” altro non sono che dei PACS cammuffati e che, quindi, si sta minacciando la famiglia, violando la Costituzione, rompendo il “patto” costituente, ecc.,ecc.. Non lo è purtroppo neanche per il vertice della CEI e, purtroppo, non riesco a non vedere l’ennesima “discesa in campo” a favore del centro destra del Card. Ruini e della maggioranza della Conferenza Episcopale. Circa un anno fa il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Ruini, appunto) fece un intervento davanti all’Assemblea in cui sosteneva che era lecito estendere alcuni diritti ai conviventi di fatto, ma che mai e poi mai sarebbe stato “lecito” per i cristiani condividere la sostanziale equiparazione tra “famiglia” ex art. 29 della Costituzione e altre forme di convivenza di fatto, a maggior ragione se “omo”. Francamente, da cattolico che non ha mai avuto dubbi su quanto ribadito dalla CEI e non ha mai sofferto alcuna sindrome di subalternità culturale nei confronti della sinistra, marxista o laicista che fosse, mi chiedo come la gerarchia italiana non colga la profonda differenza con cui il centro sinistra nostrano ha affrontato il problema rispetto ad altri Paesi, compresi la “cattolicissima” Spagna e la “cristianissima” e “prediletta” Francia.
Veniamo al merito.
1) La “registrazione” non è che la ripetizione di ciò che già c’è nella legislazione da decenni. Non si crea una nuova “formazione sociale”; semplicemente dalla dichiarazione individuale di convivenza all’anagrafe – così com’è da decenni – si fanno discendere alcuni diritti civili in materia di successione, locazione, previdenza, assistenza sanitaria, ecc. NULL’ALTRO!
2) L’esclusione di alcune figure giuridiche (parenti e affini fino al secondo grado, persone legate da vincoli di tutela e curatela, ecc.) è di tutta evidenza posta nell’interesse della figura giuridica precedentemente prevista (parentela, affinità, tutela ecc.) e non certo per creare una “premialità” a favore della convivenza;
3) Non si parla di adozioni; non si modifica la disciplina dell’affidamento; non si sovrappongono – privilegiandoli – i diritti dei conviventi rispetto a quelli dei coniugi separati e/o divorziati.
Per carità si poteva anche evitare di “registrare” con una legge un costume che riguarda centinaia di migliaia di persone, ma che non è certo tra le priorità dei problemi dell’Italia, ma ignorare oggi il fenomeno avrebbe solo esasperato ulteriormente la convivenza sociale.
Non nascondo (V. il mio scritto di un paio di settimane fa sul mio sito) che io ero tra quelli che temevano l’introduzione nella legislazione di una “formazione sociale” in più (“l’unione civile”) che avrebbe, a mio giudizio, rappresentato un vulnus della Costituzione, ma oggi – ancorchè tutti cerchino di “tirarlo dalla loro” – abbiamo un disegno di legge che è coerente con il programma dell’Unione e che nulla ha a che fare coi PACS o le UNIONI CIVILI che sono stati introdotti negli altri Paesi.
E questo è il frutto principale della “mediazione” della Margherita – e di Rutelli in particolare – che, stretta tra “clericali” e “ laicisti”, ha saputo ancora una volta, come fu ai tempi della legge 40 sulla fecondazione assistita, scegliere la strada più difficile, più rischiosa, meno facile da comunicare, ma più coerente con il diffuso sentire del popolo italiano. E, infatti, la sinistra radicale ha già promesso battaglia in Parlamento. Vedremo come andrà a finire. Sicuramente è in gioco la tenuta del Governo (ecco, forse l’unico errore è stato assumere l’iniziativa come Governo quando, invece, poteva essere lasciata ai gruppi parlamentari), ma sarebbe veramente curioso dover registrare la convergenza – contro la proposta – della destra clericale e teo-con e della sinistra radicale. Purtroppo dimostrerebbe in modo palese quello che sostengo da tempo – e cioè che occorre intervenire con la politica e con la legge elettorale perchè queste coalizioni non siano appiattite sulle estreme – ma confermerebbe che la proposta stessa è perfettibile, ma giusta e rappresenta “l’idem” sentire della parte più forte e omogenea del Paese, quella che non vuole né guerre di religione né alterazioni profonde delle forme di convivenza civile tra le persone.
Gianluca Susta
DICO NON PACS
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