BILANCIO 2

Nel sottolineare le carenze dell’attuale sistema di finanziamento dell’UE, il Parlamento ne propone una riforma in due tempi. Anzitutto andrebbe migliorato il regime vigente, superando anche lo "sconto" britannico. Nel 2014, si dovrebbe invece giungere alla creazione di una vera risorsa propria che crei un collegamento diretto tra l’Unione e i contribuenti europei. I deputati precisano però che ciò non dovrà portare in nessun modo a un aggravio del carico fiscale sui cittadini.
 
Adottando la relazione di Alain LAMASSOURE (PPE/DE, FR) con 458 voti favorevoli, 117 contrari e 61 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che l’attuale sistema, con le sue quattro diverse risorse e i suoi vari meccanismi di correzione, generali o specifici, come la correzione britannica, «è eccessivamente complesso, manca di trasparenza ed è totalmente incomprensibile per i cittadini europei». La revisione generale e approfondita delle entrate e delle spese dell’Unione europea, che dovrà essere effettuata nel 2008/2009, «costituisce pertanto un’opportunità da non perdere di fare ritorno ad un autentico ma equo sistema di risorse proprie nello spirito dei trattati istitutivi delle Comunità europee».
 
Carenze dell’attuale sistema di finanziamento
 
Secondo i deputati, un sistema nel quale il 70% circa delle entrate dell’Unione non deriva da risorse proprie, ma proviene direttamente dai bilanci nazionali attraverso la risorsa RNL (reddito nazionale lordo) e in misura del 15% da una risorsa come la percentuale sull’aliquota IVA, «diverge dallo spirito e la lettera del trattato di Roma».
 
In proposito, ricordano che l’esistenza stessa dell’Unione europea ha prodotto un aumento degli scambi intracomunitari, e un aumento della ricchezza degli Stati membri, e ciò «legittima pienamente l’Unione a dotarsi di un sistema di vere risorse proprie invece di un sistema alimentato dai contributi nazionali». Riconoscono, tuttavia, che la risorsa RNL, pur essendo meno visibile per i cittadini, «è equa in quanto mette in rapporto i contributi con il livello generale di prosperità ed è un’espressione di solidarietà tra essi».
 
Il Parlamento stigmatizza tuttavia il fatto che l’attuale sistema di finanziamento abbia accentuato «il miope dibattito sul contribuente netto», che non rende giustizia ai vantaggi dell’Unione europea in termini di pace, libertà, prosperità e sicurezza, considerando inoltre che il concetto dei "saldi di bilancio netti" presenta gravi limiti anche in termini tecnici. Inoltre, reputa che tale regime sia, nel contempo, «ingiusto per il grande pubblico e antidemocratico e non aiuti a mettere in luce l’impegno a favore dell’integrazione europea», senza peraltro fornire fondi sufficienti per tutte le politiche UE.
 
Criticano poi vivamente le possibilità offerte a singoli paesi di finanziare ufficialmente solo le politiche per le quali nutrono interesse, temendo che questo possa essere «l’inizio della dissoluzione dei valori che hanno caratterizzato il successo dell’Unione europea negli ultimi 50 anni». In proposito, deplorano che il Consiglio europeo di Bruxelles del 2005 abbia reso il sistema ancora più complicato e oscuro, lasciando intatta la "correzione britannica" e aggiungendo ulteriori deroghe e correzioni che avvantaggiano altri Stati membri.
 
Prima fase della riforma: miglioramento del sistema di contributi nazionali
 
Nel riconoscere che qualsiasi riforma del sistema delle risorse proprie sarà un’operazione delicata e difficile, il Parlamento raccomanda un approccio progressivo che possa essere introdotto in due fasi, ma che faccia parte di una decisione unica.
 
La prima fase provvisoria e transitoria porterebbe a un miglioramento dell’attuale sistema di contributi nazionali, cui si dovrebbero applicare i seguenti principi politici:
 
  • parità tra gli Stati membri, ossia l’assenza di qualsiasi privilegio per qualsiasi Stato membro,
  • semplicità della presentazione per i rappresentanti eletti come per i cittadini,
  • solidarietà e pari dignità fra gli Stati membri, principi che sono compromessi dall’attuale sistema in cui qualcuno fruisce di compensazioni mentre altri possono ottenerle solo negoziando «attraverso mercanteggiamenti nelle riunioni del Consiglio europeo»,
  • istituzione di un legame politico tra riforma delle entrate e revisione delle spese
 
Il Parlamento prende quindi atto della proposta, avanzata dalla Finlandia nell’aprile 2004, di sostituire l’attuale sistema di finanziamento, pur mantenendo le risorse proprie tradizionali, con un sistema basato sull’RNL, che prenda le quote dell’RNL come base dei contributi degli Stati membri alle risorse proprie dell’UE, abolisca la risorsa IVA nella sua forma attualee sopprima progressivamente la correzione a favore del Regno Unito, fino ad azzerarla nel 2013. Per i deputati, tale sistema avrebbe il vantaggio di essere semplice e trasparente e di costituire un possibile passo verso l’istituzione di un vero e proprio sistema delle risorse proprie. Inoltre, ne beneficerebbero tutti gli Stati membri che contribuiscono attualmente alla correzione britannica, come ne beneficerebbe il Regno Unito stesso grazie all’abolizione della risorsa IVA nella sua forma attuale. Precisano peraltro, che ciò non pregiudica l’inserimento nel lungo periodo di un’IVA modificata nel finanziamento dell’Unione europea.
 
Un accordo sul nuovo sistema di finanziamento secondo le linee della proposta finlandese, è anche precisato, sarebbe accettabile politicamente solo nel quadro di un processo globale di negoziato che comprenda anche le spese. A tale proposito, i deputati respingono qualsiasi tentativo di rinazionalizzare la Politica Agricola Comune e, al contempo, hanno soppresso il paragrafo che proponeva il ricorso alla possibilità di introdurre progressivamente il processo di cofinanziamento obbligatorio nell’UE-15.
 
Seconda fase della riforma: un nuovo sistema di risorse proprie
 
L’obiettivo della riforma delle entrate comunitarie, per il Parlamento, deve essere la creazione di un’autentica risorsa propria per l’Unione europea che sostituisca i meccanismi attuali. In proposito, i deputati, ricordano che tale obiettivo e le proposte per realizzarlo «non sono affatto rivoluzionarie», poiché «cercano semplicemente di far rivivere la lettera e lo spirito dei trattati istitutivi».
 
Ciò premesso, la relazione elenca i principi, emersi in tutti i contatti con i parlamenti nazionali, da considerarsi come pietre angolari di qualsiasi futuro sistema delle risorse proprie:
 
  • pieno rispetto del principio della sovranità fiscale degli Stati membri, i quali – è precisato – potrebbero comunque autorizzare l’Unione, per un periodo limitato e revocabile in qualsiasi momento, a beneficiare direttamente di una determinata quota di un’imposta,
 
  • neutralità fiscale: il nuovo sistema non dovrà accrescere la spesa pubblica globale né l’onere fiscale gravante sui cittadini; qualora un nuovo sistema dovesse assegnare direttamente, in tutto o in parte, all’Unione europea un’imposta visibile a tutti i cittadini, si dovrebbe operare una riduzione equivalente altrove, sotto la vigilanza delle Corti dei conti nazionali e della Corte dei conti europea,
 
  • nessuna modifica dell’ordine di grandezza del bilancio UE, ossia la modifica del massimale dell’1,24% non è giudicata necessaria, ma è anche ricordato che mai nessun bilancio si è avvicinato a tale massimale,
 
  • introduzione progressiva del nuovo sistema a partire dal 2014, con un periodo transitorio per assicurare uno smantellamento senza scosse del vecchio regime,
 
  • istituzione di un legame politico chiaro tra riforma delle entrate e riforma delle spese, poiché un regime che garantisce un andamento delle entrate proporzionale alla crescita delle ricchezza migliora il clima politico dei negoziati sul bilancio, consentendo così di concentrarsi sulle priorità invece di contrattare sui livelli di spesa.
 
Tempi non maturi per una nuova imposta europea
 
Il Parlamento ribadisce che, anche a seguito dei contatti con i parlamenti nazionali degli Stati membri, nel breve periodo, «i tempi non siano ancora maturi per una nuova imposta europea». Tuttavia sottolinea che ciò non esclude la possibilità che, qualora gli Stati membri decidano di imporre nuove imposte, potrebbero disporre nel contempo, o in una fase successiva, di autorizzare l’Unione a beneficiare direttamente di tali nuove imposte.
 
D’altra parte, evidenzia che, in una seconda fase, sarà essenziale esaminare la creazione di un nuovo sistema di risorse proprie basato su un’imposta già prelevata negli Stati membri, nella prospettiva di convogliare direttamente la totalità o una parte di tale imposta nel bilancio europeo, come autentica risorsa propria, «instaurando così un collegamento diretto tra l’Unione e i contribuenti europei».
 
In proposito, il Parlamento ricorda che tra le possibili imposte prese in considerazione a tal fine, in tutto o in parte, nel corso degli scambi con i parlamenti nazionali o nelle relazioni della Commissione sulla riforma del sistema delle risorse proprie, figurano l’IVA, le accise sui carburanti da trasporto e altre tasse sull’energia, le accise su tabacco e alcol, nonché le imposte sugli utili aziendali.
 
E’ poi rilevato che, nelle discussioni in seno al Parlamento europeo, sono state esplorate altre possibili strade, quali le tasse sulle transazioni sui valori mobiliari, le tasse sui servizi di trasporto e telecomunicazione, le imposte sul reddito, ritenute alla fonte sugli interessi, le entrate della BCE (signoreggio), l’ecotassa, le tasse sulle transazioni valutarie, le imposte sui risparmi e le tasse sulle transazioni finanziarie.
 
Il Parlamento infine annuncia l’intenzione di portare avanti l’esame di tali opzioni in stretta cooperazione con i parlamenti nazionali prima di assumere la propria posizione finale. In tale contesto, attribuisce grande priorità alla definizione, possibilmente nel corso della Presidenza portoghese (luglio – dicembre 2007), di una base comune di discussione per quanto concerne la prossima revisione delle entrate UE.
 
 

Bilancio

BILANCIO 2

Nel sottolineare le carenze dell’attuale sistema di finanziamento dell’UE, il Parlamento ne propone una riforma in due tempi. Anzitutto andrebbe migliorato il regime vigente, superando anche lo "sconto" britannico. Nel 2014, si dovrebbe invece giungere alla creazione di una vera risorsa propria che crei un collegamento diretto tra l’Unione e i contribuenti europei. I deputati precisano però che ciò non dovrà portare in nessun modo a un aggravio del carico fiscale sui cittadini.
 
Adottando la relazione di Alain LAMASSOURE (PPE/DE, FR) con 458 voti favorevoli, 117 contrari e 61 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che l’attuale sistema, con le sue quattro diverse risorse e i suoi vari meccanismi di correzione, generali o specifici, come la correzione britannica, «è eccessivamente complesso, manca di trasparenza ed è totalmente incomprensibile per i cittadini europei». La revisione generale e approfondita delle entrate e delle spese dell’Unione europea, che dovrà essere effettuata nel 2008/2009, «costituisce pertanto un’opportunità da non perdere di fare ritorno ad un autentico ma equo sistema di risorse proprie nello spirito dei trattati istitutivi delle Comunità europee».
 
Carenze dell’attuale sistema di finanziamento
 
Secondo i deputati, un sistema nel quale il 70% circa delle entrate dell’Unione non deriva da risorse proprie, ma proviene direttamente dai bilanci nazionali attraverso la risorsa RNL (reddito nazionale lordo) e in misura del 15% da una risorsa come la percentuale sull’aliquota IVA, «diverge dallo spirito e la lettera del trattato di Roma».
 
In proposito, ricordano che l’esistenza stessa dell’Unione europea ha prodotto un aumento degli scambi intracomunitari, e un aumento della ricchezza degli Stati membri, e ciò «legittima pienamente l’Unione a dotarsi di un sistema di vere risorse proprie invece di un sistema alimentato dai contributi nazionali». Riconoscono, tuttavia, che la risorsa RNL, pur essendo meno visibile per i cittadini, «è equa in quanto mette in rapporto i contributi con il livello generale di prosperità ed è un’espressione di solidarietà tra essi».
 
Il Parlamento stigmatizza tuttavia il fatto che l’attuale sistema di finanziamento abbia accentuato «il miope dibattito sul contribuente netto», che non rende giustizia ai vantaggi dell’Unione europea in termini di pace, libertà, prosperità e sicurezza, considerando inoltre che il concetto dei "saldi di bilancio netti" presenta gravi limiti anche in termini tecnici. Inoltre, reputa che tale regime sia, nel contempo, «ingiusto per il grande pubblico e antidemocratico e non aiuti a mettere in luce l’impegno a favore dell’integrazione europea», senza peraltro fornire fondi sufficienti per tutte le politiche UE.
 
Criticano poi vivamente le possibilità offerte a singoli paesi di finanziare ufficialmente solo le politiche per le quali nutrono interesse, temendo che questo possa essere «l’inizio della dissoluzione dei valori che hanno caratterizzato il successo dell’Unione europea negli ultimi 50 anni». In proposito, deplorano che il Consiglio europeo di Bruxelles del 2005 abbia reso il sistema ancora più complicato e oscuro, lasciando intatta la "correzione britannica" e aggiungendo ulteriori deroghe e correzioni che avvantaggiano altri Stati membri.
 
Prima fase della riforma: miglioramento del sistema di contributi nazionali
 
Nel riconoscere che qualsiasi riforma del sistema delle risorse proprie sarà un’operazione delicata e difficile, il Parlamento raccomanda un approccio progressivo che possa essere introdotto in due fasi, ma che faccia parte di una decisione unica.
 
La prima fase provvisoria e transitoria porterebbe a un miglioramento dell’attuale sistema di contributi nazionali, cui si dovrebbero applicare i seguenti principi politici:
 
  • parità tra gli Stati membri, ossia l’assenza di qualsiasi privilegio per qualsiasi Stato membro,
  • semplicità della presentazione per i rappresentanti eletti come per i cittadini,
  • solidarietà e pari dignità fra gli Stati membri, principi che sono compromessi dall’attuale sistema in cui qualcuno fruisce di compensazioni mentre altri possono ottenerle solo negoziando «attraverso mercanteggiamenti nelle riunioni del Consiglio europeo»,
  • istituzione di un legame politico tra riforma delle entrate e revisione delle spese
 
Il Parlamento prende quindi atto della proposta, avanzata dalla Finlandia nell’aprile 2004, di sostituire l’attuale sistema di finanziamento, pur mantenendo le risorse proprie tradizionali, con un sistema basato sull’RNL, che prenda le quote dell’RNL come base dei contributi degli Stati membri alle risorse proprie dell’UE, abolisca la risorsa IVA nella sua forma attualee sopprima progressivamente la correzione a favore del Regno Unito, fino ad azzerarla nel 2013. Per i deputati, tale sistema avrebbe il vantaggio di essere semplice e trasparente e di costituire un possibile passo verso l’istituzione di un vero e proprio sistema delle risorse proprie. Inoltre, ne beneficerebbero tutti gli Stati membri che contribuiscono attualmente alla correzione britannica, come ne beneficerebbe il Regno Unito stesso grazie all’abolizione della risorsa IVA nella sua forma attuale. Precisano peraltro, che ciò non pregiudica l’inserimento nel lungo periodo di un’IVA modificata nel finanziamento dell’Unione europea.
 
Un accordo sul nuovo sistema di finanziamento secondo le linee della proposta finlandese, è anche precisato, sarebbe accettabile politicamente solo nel quadro di un processo globale di negoziato che comprenda anche le spese. A tale proposito, i deputati respingono qualsiasi tentativo di rinazionalizzare la Politica Agricola Comune e, al contempo, hanno soppresso il paragrafo che proponeva il ricorso alla possibilità di introdurre progressivamente il processo di cofinanziamento obbligatorio nell’UE-15.
 
Seconda fase della riforma: un nuovo sistema di risorse proprie
 
L’obiettivo della riforma delle entrate comunitarie, per il Parlamento, deve essere la creazione di un’autentica risorsa propria per l’Unione europea che sostituisca i meccanismi attuali. In proposito, i deputati, ricordano che tale obiettivo e le proposte per realizzarlo «non sono affatto rivoluzionarie», poiché «cercano semplicemente di far rivivere la lettera e lo spirito dei trattati istitutivi».
 
Ciò premesso, la relazione elenca i principi, emersi in tutti i contatti con i parlamenti nazionali, da considerarsi come pietre angolari di qualsiasi futuro sistema delle risorse proprie:
 
  • pieno rispetto del principio della sovranità fiscale degli Stati membri, i quali – è precisato – potrebbero comunque autorizzare l’Unione, per un periodo limitato e revocabile in qualsiasi momento, a beneficiare direttamente di una determinata quota di un’imposta,
 
  • neutralità fiscale: il nuovo sistema non dovrà accrescere la spesa pubblica globale né l’onere fiscale gravante sui cittadini; qualora un nuovo sistema dovesse assegnare direttamente, in tutto o in parte, all’Unione europea un’imposta visibile a tutti i cittadini, si dovrebbe operare una riduzione equivalente altrove, sotto la vigilanza delle Corti dei conti nazionali e della Corte dei conti europea,
 
  • nessuna modifica dell’ordine di grandezza del bilancio UE, ossia la modifica del massimale dell’1,24% non è giudicata necessaria, ma è anche ricordato che mai nessun bilancio si è avvicinato a tale massimale,
 
  • introduzione progressiva del nuovo sistema a partire dal 2014, con un periodo transitorio per assicurare uno smantellamento senza scosse del vecchio regime,
 
  • istituzione di un legame politico chiaro tra riforma delle entrate e riforma delle spese, poiché un regime che garantisce un andamento delle entrate proporzionale alla crescita delle ricchezza migliora il clima politico dei negoziati sul bilancio, consentendo così di concentrarsi sulle priorità invece di contrattare sui livelli di spesa.
 
Tempi non maturi per una nuova imposta europea
 
Il Parlamento ribadisce che, anche a seguito dei contatti con i parlamenti nazionali degli Stati membri, nel breve periodo, «i tempi non siano ancora maturi per una nuova imposta europea». Tuttavia sottolinea che ciò non esclude la possibilità che, qualora gli Stati membri decidano di imporre nuove imposte, potrebbero disporre nel contempo, o in una fase successiva, di autorizzare l’Unione a beneficiare direttamente di tali nuove imposte.
 
D’altra parte, evidenzia che, in una seconda fase, sarà essenziale esaminare la creazione di un nuovo sistema di risorse proprie basato su un’imposta già prelevata negli Stati membri, nella prospettiva di convogliare direttamente la totalità o una parte di tale imposta nel bilancio europeo, come autentica risorsa propria, «instaurando così un collegamento diretto tra l’Unione e i contribuenti europei».
 
In proposito, il Parlamento ricorda che tra le possibili imposte prese in considerazione a tal fine, in tutto o in parte, nel corso degli scambi con i parlamenti nazionali o nelle relazioni della Commissione sulla riforma del sistema delle risorse proprie, figurano l’IVA, le accise sui carburanti da trasporto e altre tasse sull’energia, le accise su tabacco e alcol, nonché le imposte sugli utili aziendali.
 
E’ poi rilevato che, nelle discussioni in seno al Parlamento europeo, sono state esplorate altre possibili strade, quali le tasse sulle transazioni sui valori mobiliari, le tasse sui servizi di trasporto e telecomunicazione, le imposte sul reddito, ritenute alla fonte sugli interessi, le entrate della BCE (signoreggio), l’ecotassa, le tasse sulle transazioni valutarie, le imposte sui risparmi e le tasse sulle transazioni finanziarie.
 
Il Parlamento infine annuncia l’intenzione di portare avanti l’esame di tali opzioni in stretta cooperazione con i parlamenti nazionali prima di assumere la propria posizione finale. In tale contesto, attribuisce grande priorità alla definizione, possibilmente nel corso della Presidenza portoghese (luglio – dicembre 2007), di una base comune di discussione per quanto concerne la prossima revisione delle entrate UE.
 

Bilancio

AGRICOLTURA2

Il Parlamento sollecita norme più severe sui prodotti biologici chiedendo in particolare di abbassare fino allo 0,1% la soglia di contaminazione fortuita da parte di OGM. I deputati hanno tuttavia deciso di non procedere al voto finale poiché la Commissione rifiuta di riconoscere loro il diritto di "codecidere" in questo campo. La proposta di regolamento è stata quindi rinviata alla commissione per l’agricoltura.
 
Con 565 voti favorevoli, 35 contrari e 38 astensioni, i deputati hanno chiesto che il regolamento relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici sia adottato con la procedura di codecisione, permettendo così al Parlamento di avere un peso pari a quello del Consiglio dei Ministri nella sua definizione. A loro parere, d’altra parte, il provvedimento non contempla solo gli aspetti della legislazione relativi all’agricoltura (sulla quale il Parlamento è consultato), ma tratta anche di aspetti legati al mercato interno, come i metodi specifici di trasformazione e preparazione dei prodotti biologici nei servizi di catering, nelle mense pubbliche e nei ristoranti.
 
A fronte del rifiuto della Commissione di cambiare la base giuridica, su proposta della relatrice Marie-Hélène AUBERT (Verdi/ALE, FR), hanno quindi deciso di darsi più tempo per tentare di convincerla, rinviando il testo alla commissione parlamentare competente, precludendo cosi al Consiglio la possibilità di pronunciarsi. Allo stesso tempo, tuttavia, il Parlamento ha voluto inviare un messaggio forte approvando una serie di emendamenti che intendono rafforzare sensibilmente la proposta della Commissione su diversi aspetti e, in particolare, per quanto riguarda la questione della contaminazione da parte di OGM. Occorre peraltro ricordare che, nel dicembre 2006, in attesa del parere del Parlamento europeo, il Consiglio dei Ministri aveva già definito un orientamento comune sulla proposta di regolamento.
 
Obiettivi più ambiziosi
 
Per i deputati, il regolamento deve fornire «la base per lo sviluppo sostenibile della produzione biologica» e stabilire obiettivi, principi e norme concernenti tutte le fasi della produzione, i metodi di produzione, la trasformazione, la distribuzione, la commercializzazione, l’importazione, l’esportazione, l’ispezione e la certificazione dei prodotti biologici, nonché l’uso di indicazioni relative alla produzione biologica nell’etichettatura e nella pubblicità.
 
Il Parlamento, facendo proprio un emendamento avanzato dai Verdi, precisa inoltre che il provvedimento deve incentivare lo sviluppo sostenibile dei sistemi di agricoltura biologica dell’intera catena biologica di prodotti alimentari e mangimi, assicurare il funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici e la concorrenza equa tra produttori, nonché stabilire norme affidabili per i sistemi di produzione e in materia di ispezioni, certificazioni e etichettatura.
 
Campo d’applicazione più ampio e preciso, inclusi il catering e i ristoranti
 
Il regolamento si applica a una serie di prodotti agricoli destinati a essere commercializzati come biologici. Più in particolare, si applica ai prodotti vegetali e animali non trasformati e agli animali vivi nonché a quelli trasformati destinati al consumo umano, nonché ai mangimi. I deputati, inoltre, chiedono che anche altri prodotti come il sale, la lana, le conserve di pesce, i cosmetici, gli integratori alimentari, gli oli essenziali e i cibi per animali domestici siano soggetti alle disposizioni del regolamento. D’altra parte sopprimono ogni riferimento ai prodotti dell’acquacoltura ritenendo che per questi debba essere definita una normativa specifica. Non si applica inoltre ai prodotti della caccia e della pesca di animali selvatici.
 

 

Diversi emendamenti ampliano l’elenco degli operatori che devono attenersi a queste norme. Così, oltre a quelli che esercitano la produzione primaria, il regolamento si dovrebbe applicare a coloro che si occupano del condizionamento, della trasformazione e della preparazione di alimenti e mangimi, nonché a quelli impegnati nel condizionamento, nel confezionamento, nel magazzinaggio, nell’etichettatura e nella pubblicità di prodotti biologici. Ma anche ai responsabili del magazzinaggio, trasporto e distribuzione nonché dell’esportazione e importazione da e verso la Comunità.
 
Se anche gli operatori che gestiscono l’immissione sul mercato sono interessati dal provvedimento, un emendamento aggiunge le attività di catering, le mense, i ristoranti o altre prestazioni analoghe di servizi alimentari. Per i deputati, infatti, queste operazioni comportano un’ulteriore trasformazione e preparazione di cibi biologici e devono quindi rientrare nel campo d’applicazione del regolamento.
 
Al massimo lo 0,1% di OGM e principio "chi inquina paga"
 
Come avviene in forza alle disposizioni esistenti, la proposta prevede che nella produzione biologica, in linea di principio, non è consentito l’uso di OGM e di prodotti ottenuti da OGM. La stessa proposta asserisce che ciò è infatti incompatibile con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno di tali prodotti. La Commissione afferma che gli OGM non devono quindi essere «intenzionalmente» utilizzati nella produzione e nella trasformazione di prodotti bio, aprendo così la porta alla tolleranza nei confronti di contaminazioni accidentali che rientrano in una certa soglia (si parla dello 0,9% come i prodotti convenzionali).
 
Il Parlamento, invece, sopprime il termine «intenzionalmente» e precisa che «occorre evitare la contaminazione di sementi, fattori di produzione, mangimi e alimenti biologici mediante adeguate normative nazionali e comunitarie basate sul principio di precauzione». Oltre a precisare la definizione di "prodotti ottenuti da OGM", puntualizza poi che non è consentito nemmeno il ricorso a prodotti "con OGM" e sopprime l’eccezione prevista per i medicinali veterinari, promuovendo così il ricorso ai medicinali veterinari biologici già presenti sul mercato.
 
Con un emendamento, insiste sul fatto che gli Stati membri si dotino di un quadro legislativo adeguato, sulla base del principio di precauzione e del principio "chi inquina paga", «al fine di evitare ogni rischio di contaminazione dei prodotti biologici da parte di OGM». Puntualizza inoltre che la presenza di OGM nei prodotti biologici «è limitata esclusivamente a quantità accidentali e tecnicamente inevitabili con un valore massimo dello 0,1%». Ma non solo, un altro emendamento chiede alla Commissione di pubblicare, entro il 1° gennaio 2008, una proposta di direttiva quadro concernente le misure precauzionali tese ad evitare la contaminazione da OGM in tutta la catena alimentare, nonché un quadro legislativo per le norme sulla responsabilità concernenti qualsiasi contaminazione con OGM, sulla base del principio "chi inquina paga".
 
E’ inoltre responsabilità degli operatori «prendere tutte le misure di precauzione necessarie onde evitare ogni rischio di contaminazione accidentale o tecnicamente inevitabile da parte di OGM». Gli agricoltori e i fabbricanti di mangimi devono astenersi dall’utilizzare OGM o prodotti derivati da OGM e con OGM. Devono inoltre fornire le prove che la contaminazione non è avvenuta.
 
Un emendamento, peraltro, impone agli agricoltori o a qualsiasi altro fornitore di prodotti biologici che acquistano presso terzi i prodotti che utilizzano per la produzione di alimenti o mangimi biologici, di accertarsi che questi non siano ottenuti o derivati da OGM e che non contengano o siano costituiti da OGM. E’ poi anche precisato, che in caso di contaminazione accidentale o tecnicamente inevitabile con OGM, gli operatori devono essere in grado di fornire prove di «aver adottato tutte le misure necessarie per evitare siffatta contaminazione».
 

 

Sviluppo dei prodotti autoctoni, senza chimica né radiazioni
 
Una serie di emendamenti precisa che l’agricoltura biologica è pienamente in linea con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall’UE nel contesto dell’agenda di Göteborg. Per i deputati, infatti, contribuisce alla realizzazione dello sviluppo sostenibile, dà origine a prodotti sani e di alta qualità e utilizza metodi di produzione sostenibili sul piano ambientale. Più in particolare, la produzione biologica assicura l’equilibrio sostenibile tra suolo, acque piante e animali. Inoltre, contribuisce a mantenere processi di preparazione tradizionali degli alimenti di qualità e a migliorare le piccole aziende e le imprese a carattere familiare. Ma i metodi di produzione biologica devono anche favorire e mantenere un alto livello di diversità biologica e genetica nelle aziende e nei loro dintorni, «riservando particolare attenzione alla conservazione delle varietà locali che si sono adattate e alle razze autoctone».
 
E’ anche precisato che soltanto gli organismi viventi e i metodi di produzione meccanici sono da utilizzare ed è sottolineato che l’impiego di prodotti fitosanitari sintetici «è incompatibile con la produzione biologica». Le sostanze trattate chimicamente o di sintesi devono pertanto essere rigorosamente limitate a casi eccezionali e possono essere impiegate solo se non vi sono alternative naturali in commercio. Altri emendamenti precisano poi che non sono consentite le radiazioni ionizzanti e le produzioni con coltivazioni idroponiche o altre coltivazioni o allevamenti senza suolo. Va anche limitato l’impiego di risorse non rinnovabili e promosso l’uso di quelle rinnovabili.
 
Etichettatura più chiara: indicare il luogo d’origine dei prodotti
 
Il termine "biologico", nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, possono essere utilizzati, singolarmente o in abbinamento, nell’insieme della Comunità e in qualsiasi lingua comunitaria, nell’etichettatura e nella pubblicità di prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del regolamento. Nel caso di prodotti trasformati, un emendamento precisa che tali termini possono essere utilizzati unicamente nella designazione e etichettatura del prodotto di cui almeno il 95% per peso degli ingredienti del prodotto di origine agricola (esclusi l’acqua e il sale) proviene da produzione biologica e tutti gli ingredienti essenziali provengono dalla produzione biologica.
 
Questi termini possono poi essere indicati nella lista degli ingredienti, ma solo se le informazioni sugli ingredienti biologici vengono fornite nello stesso modo e utilizzando lo stesso colore, la stessa dimensione e lo stesso tipo di caratteri utilizzati per gli altri ingredienti. Tali prodotti, è anche precisato, non possono recare un logo che rimanda alla produzione biologica. D’altra parte, il termine "biologico" (o equivalenti) non può essere apposto sulle etichette che recano anche l’indicazione che il prodotto contiene, è costituito, è derivato o è prodotto da o con l’ausilio di OGM, ovvero in presenza della prova che il prodotto, l’ingrediente o il mangime utilizzato siano stati contaminati da OGM. Il Parlamento aggiunge inoltre che non è possibile ricorrere a tale termine per designare prodotti che sono stati contaminati accidentalmente da OGM in misura superiore alla soglia dello 0,1%.
 
Sulle etichette dei prodotti biologici deve essere anche indicato l’organismo di controllo che certifica il rispetto delle disposizioni sulla produzione biologica. Un emendamento, inoltre, chiede che sia resa obbligatoria l’indicazione del luogo di origine del prodotto o delle materie prime agricole di cui è composto il prodotto, e cioè se si tratta di un prodotto originario dell’UE, di paesi terzi o di una combinazione di paesi. Il luogo di origine dev’essere poi completato dal nome di un paese se il prodotto o le materie prime da cui è ottenuto provengono dal paese in questione. Per i deputati, infatti, l’origine del prodotto spesso si ricollega alla qualità e alle sue caratteristiche, che sono elementi sempre più rilevanti nei prodotti di qualità come quelli biologici.
 
Per i deputati, inoltre, deve essere obbligatorio apporre anche il logo europeo e l’indicazione "BIOLOGICO", in lettere maiuscole. In proposito, la Commissione proponeva di rendere facoltativa questa indicazione che, peraltro, doveva essere "UE-BIOLOGICO". I deputati, hanno soppresso il suffisso "UE" per evitare che i consumatori siano tratti in inganno quanto all’origine del prodotto, visto che l’indicazione va apposta anche sulle etichette dei prodotti importati. Il logo, che secondo i deputati «costituisce il principale simbolo identificativo dei prodotti biologici in tutto il territorio dell’Unione europea», sarà definito dalla Commissione e dovrà essere utilizzato nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità dei prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del regolamento. Un emendamento precisa poi le disposizioni in merito all’etichettatura dei prodotti provenienti da aziende in via di conversione al biologico.
 
Controlli rafforzati, anche sulle importazioni
 
Il rispetto delle disposizioni del regolamento sarà garantito da organismi di controllo «accreditati» conformemente alla norma EN45011 che prevede, in particolare, garanzie in materia di indipendenza e competenza. Saranno questi a dover eseguire i controlli e, come indicato in un emendamento, le ispezioni e le certificazioni. In ogni caso, suggeriscono i deputati, gli Stati membri devono assicurare che il sistema di controlli istituito «consenta la tracciabilità dei prodotti in ogni fase della produzione, preparazione e distribuzione» per dare ai consumatori la garanzia che i prodotti biologici sono stati prodotti nel rispetto del regolamento».
 
Un emendamento precisa poi a quali condizioni un prodotto importato può essere immesso nel mercato comunitario etichettato come biologico. Innanzitutto, tale prodotto deve essere conforme alle disposizioni del regolamento. Più in particolare, il prodotto in questione dev’essere stato ottenuto secondo norme di produzione equivalenti a quelle applicate alla produzione biologica nella Comunità, tenendo conto delle linee guida del Codex Aliemtarius. Inoltre, le aziende di produzione, importazione e commercializzazione devono essere sottoposte a controlli equivalenti a quelli comunitari eseguiti da un’autorità o un organismo ufficialmente riconosciuto dalla Comunità e possono fornire in qualsiasi momento gli elementi di prova che attestano la conformità con i requisiti del regolamento. Il prodotto dev’essere quindi coperto da un certificato rilasciato dall’autorità di controllo competente che ne attesta la conformità con il regolamento.
 
Background – il biologico in Italia e in Europa
 
L’Italia è il quarto produttore mondiale e primo nella UE di derrate biologiche. Da sola conta un terzo delle imprese biologiche europee (49.859) e un quarto della superficie bio dell’Unione (1.067.101,66 ettari). I principali orientamenti produttivi interessano foraggi, prati e pascoli, e cereali, che nel loro insieme rappresentano oltre il 70 per cento circa della superficie ad agricoltura biologica mentre seguono, nell’ ordine, le coltivazioni arboree (olivo, vite, agrumi, frutta) e le colture industriali. Per le produzioni animali risultano allevati con metodo biologico 222.516 bovini da latte e carne, 825.274 ovi-caprini, 977.537 polli, 31.338 suini, 1.293, conigli e 72.241 alveari di api. Gli altri principali Stati membri in cui le produzioni biologiche sono importanti sono la Spagna (926.390 ettari), la Germania (807.406 ettari), il Regno Unito (619.852 ettari) e la Francia (560.838 ettari).
 
In merito alla possibilità di tollerare una soglia accidentale di OGM nei prodotti biologici, un’indagine Coldiretti-ISPO del 2006 su “Opinioni degli Italiani sull’alimentazione” ha rilevato che si verificherebbe un crollo del 60 per cento nei consumi. Ciò sarebbe dovuto a una crisi di fiducia nei confronti di alimenti scelti e pagati con un differenziale di prezzo proprio perché garantiscono sicurezza e naturalità nel metodo di produzione. In Italia, inoltre, ben 2.355 comuni su un totale di 8.106 (pari al 29 per cento) hanno adottato delibere contro il biotech nei propri territori con il supporto della coalizione "Liberi da Ogm". Questa ha anche predisposto un Manifesto per impedire che la contaminazione da biotech del biologico italiano possa concretizzarsi.

AGRICOLTURA bis

Il commento – maggio 2005

 Dopo un mese di silenzio, dovuto agli impegni derivanti dalla mia nomina a Vicepresidente della Regione, riprendo il dialogo con tutti voi ritornando sul mio sito con “Il commento” che non può che riguardare ciò che sta avvenendo nella Margherita e, di conseguenza, nel centrosinistra.
Non è semplice spiegare le decisioni assunte dall’Assemblea della Margherita.

BAndo 2

bando 2 05

Bando

Prova

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