Il posto dei cattolici in un partito laico
Pubblicato il 19 febbraio 2008 | Nessun commento »
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Pubblicato il 18 febbraio 2008 | Nessun commento »
Pubblicato il 18 febbraio 2008 | Nessun commento »
Pubblicato il 15 febbraio 2008 | Nessun commento »
Mai avrei immaginato che il “confronto politico” in vista delle elezioni amministrative del 2009 potesse giungere a teorizzare la malafede degli Amministratori di parte avversa speculando sulla pelle dei meno abbienti e dei più bisognosi di aiuto e assistenza.
Quale Sindaco dell’epoca, che per trent’anni ha anche collaborato con “Il Biellese”, sentendosi parte del mondo che quel giornale rappresenta, sento l’urgenza morale di dire basta a questa squallida querelle e di ribadire che le decisioni sui singoli beneficiari degli aiuti ai più bisognosi venivano e vengono assunte dai Dirigenti di settore – non dagli Amministratori – sulla base di “atti deliberativi” e “regolamenti”, pubblici anch’essi, che ne fissano criteri e applicazioni di metodo.
Questo é ciò che, senza ombra di dubbio, Amministratori e membri dell’Assemblea consiliare, conoscono e, senza insinuazione alcuna, dovrebbero essere portati alla conoscenza della gente.
Si vuole forse, a questo punto mettere in dubbio anche l’onestà e la buona fede dei Dirigenti e dei Funzionari e far scadere il civile confronto sulle molte esigenze del territorio ai livelli di una infima rissa da cortile?
O forse si vuole distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dalla misera figura fatta da “qualcuno” contro il Sindaco Barazzotto?
Le primarie sfide del Biellese dell’oggi e del domani si giocano sul lavoro, l’occupazione, la sanità, la sicurezza, la formazione, la cultura e, non per ultima, sulla solidarietà che è sempre stata per tutte le Amministrazioni che si sono sin qui succedute il fiore all’occhiello e che è stata per molti di noi, cattolici impegnati in politica, una vera palestra di formazione che nessuno si può permettere di infangare.
Pubblicato il 30 gennaio 2008 | Nessun commento »
“La proposta della Presidente Mercedes Bresso di costituire in Piemonte una grande area riformista insieme a Sergio Chiamparino, aperta al contributo di altri e radicata nel territorio, risponde al bisogno del partito democratico di rafforzare il suo profilo di partito di governo a vocazione maggioritaria.
Non nascondo di essere interessato a questo percorso, insieme a molti amici che provengono dalla Margherita (e non) e che mi hanno sostenuto nelle primarie piemontesi.
Occorre però che questa nuova grande area, al contrario delle correnti che si sono manifestate a sinistra in questi giorni o dei popolari, si caratterizzi per la sua natura davvero plurale, per essere il luogo dove sperimentare una convivenza tra diversità che sia utile a tutto il partito, che lavori più per sostenere decisamente l’azione del segretario Veltroni che non per condizionarlo e che guardi anche a personalità – come Fassino e Rutelli – che più di altri hanno lavorato per arrivare a questo grande obbiettivo.
Il Partito dei riformisti italiani sta rischiando di essere null’altro che la somma dei vecchi gruppi che caratterizzavano la vita di DS e Margherita e a questa logica non si sottraggono neanche coloro che con tanta insistenza hanno voluto imprimere un’accelerazione al percorso costituente che forse non era ancora maturo. Non va bene!
Insieme, guardando alle ragioni più profonde che ci hanno portato a sostenere Veltroni, possiamo dar vita a una piattaforma politico-organizzativa che, superando anche le divisioni del 14 ottobre, possa rappresentare nella nostra Regione l’ ‘architrave’ del riformismo del futuro”
Pubblicato il 17 gennaio 2008 | Nessun commento »
"Da ottobre ad oggi ci siamo adoperati per tenere alta la tensione su una proposta di riforma che, stando alle indiscrezioni che avevamo raccolto, mirava ad impedire l’applicazione degli strumenti di difesa commerciale contro le imprese europee che hanno delocalizzato al di fuori dell’UE parte della produzione e a lasciare un eccesivo potere discrezionale alla Commissione europea in materia di antidumping. In un momento di stallo dei negoziati presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la sede preposta e piú idonea a fissare le norme internazionali in materia antidumping, la proposta unilaterale di riforma progettata dalla Commissione europea è apparsa fin da subito come un’inopportuna e sospetta ‘fuga in avanti’. Tanto piú che la consultazione europea avviata in proposito dalla Commissione stessa aveva evidenziato che non vi era alcun consenso a sostegno della proposta Mandelson. Dopo questo ennesimo rinvio, il terzo in meno di due mesi, sembra abbastanza evidente che questa proposta sia ormai finita su un binario morto. Ovviamente, quindi non possiamo che compiacerci che i rischi che avevamo evidenziato siano stati sventati. Tuttavia, la partita non é ancora chiusa ed é necessario continuare a mantenere alta la guardia per evitare che ció che non é entrato dalla porta principale possa surrettiiziamente rientrare dalla finestra attraverso una discutibile interpretazione delle regole attuali. Da tempo, infatti, contestiamo l’approccio troppo ‘soft’ del Commissario Mandelson: come é possibile che in tutto il 2007, per esempio, non ci sia stata alcuna nuova indagine di dumping, ma unicamente delle revisioni di procedure precedentemente avviate? Revisioni, inoltre, che in taluni casi hanno evidenziato un’applicazione delle disposizioni attuali molto discutibile e poco trasparente (caso lampadine), quasi anticipando le misure che la Commissione stava preparando nella sua proposta di riforma sul dumping. Occorre vigilare attentamente affinchè le norme esistenti poste a tutela della `reciproca lealtà nei rapporti commerciali siano efficacemente applicate dalla commissione senza alcuna possibilità di riserve mentali e silenzi o omissioni compiacenti".